Campeggio story

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In estate si sa le cose vengono più facili e libere, al campeggio, poi, l’aria dei pini mediterranei, la brezza del mare, il suono delle cicale che creavano l’atmosfera, rendevano il sesso decisamente soddisfacente, le copulazioni erano facili e il tutto era gestito dalla bellezza esaltata dall’abbronzatura, dall’abbigliamento ridotto all’osso e da una dose di sicurezza maggiore rispetto all’inverno. Credo ci sia una connessione tra tintarella e fiducia in sé, o tanto meno tra indossare un bikini striminzito e un maglione a collo alto, ho sempre pensato che le nudità influiscano positivamente sull’ autostima delle persone, ecco perché, andavo in giro sempre mezza nuda, con indosso un paio di pantaloncini, rigorosamente senza mutande e un top bianco a uncinetto, rigorosamente senza reggiseno che mi lasciava scoperto l’ombelico e che si annodava dietro al collo, lo avevo realizzato durante il coprifuoco pomeridiano, mentre fantasticavo su quando qualcuno me lo avrebbe strappato dalla carne a morsi e magari coi denti, non so! In ogni modo, da più giorni, ero alla ricerca di una performance alla camporella, del resto, era proprio quel che mi ci voleva per farmi rilassare e scaricare lo stress, accumulato in un durissimo anno scolastico. Paolo, questo il suo nome, era un adolescente biondo e ben messo, frequentava il primo anno di ingegneria meccanica, era molto carino, anche se, per Fiamma il coup de foudre doveva ancora scoccare, come al solito! Perché Mr biondino, dodicesimo-posto-alla-Capri-Napoli, doveva avere qualcosa di mistico, da Guru, di Orientale per fargliela bagnare, come ad esempio: conoscere tutta la discografia dei Penguin Cafe Orchestra, vedere film di Kieślowski all’alba sorseggiando karkadè, ed essere candidato al premio di miglior leccatore dell’anno, lo ammetto era dura per qualsiasi cupido “navigato” scovarne uno così, ma forse, tutto sommato, quel premio era destinato a vincerlo! Girovagavo senza meta, sotto il solleone della controra, accarezzata dal calore che filtrava tra gli aghi di pino, se ripenso a quel profumo di resina, ai capelli bagnati e profumati di balsamo al cocco, al costume fradicio che irritava Miss Pat dopo il mare, mi viene un tuffo al cuore. Il campeggio. Che luogo magnifico! Calderone di amplessi in solitaria, di gruppo, di indianate sulla spiaggia e di barbecue. Tendo a sottolineare: di amplessi in solitaria. Il mio programma quotidiano, prevedeva una sveglia puntata sull’era Cenozoica, in genere non pranzavo, perché ero in modalità: da-grande-voglio-fare-la-top-model e preferivo andare all’edicola che aveva una selezione di libri niente male, perché mi trovavo nella fase dove la cultura rendeva liberi e che se eri a conoscenza di una quantità abnorme di informazioni, potevi sederti su di un trono, con tanto di pelliccia di ermellino e scettro tempestato di rubini, ridendo delle miserie del popolino e denigrando i mediocri: ero una stronza, in pratica! Adoravo quella piccola libreria, era nelle prossimità di uno stagno e mi sentivo tanto Novalis, se non fosse stato per quegli adorabili bambini che facevano a gara a chi avesse lo striscio di piscia più lungo: maledetti stronzetti! Ricordo, ancora, di quando mi adagiavo sulle sue rive per veder spuntare le rane, fin quando non rimasi traumatizzata dal vederne decapitare una, per mano di quei bimbetti malefici!
-Niente mare oggi?
Stavo facendo colazione fuori la veranda, sorseggiando del caffèlatte, intorpidita e sudatissima per via della tenda.
-Volevo darti questo dizionarietto di tedesco, l’ho trovato come inserto ad una rivista
Aprii gli occhi ed alzai lo sguardo, ma riuscii solo a sentire la mia puzza!
-Un dizionarietto di tedesco?
Dovevo subito farmi una doccia.
– Ti piace? So che questo anno studierai tedesco
Perché non mi accompagni sotto la doccia, biondino? Così, ti parlo direttamente in tedesco, fiammingo, swahili e buttiamo questo dizionarietto nel cesso. Pensai tra veglia e sonno.
Era chiarissima la sua attrazione per me, anche se venirsene con il vocabolario di tedesco aveva “asciugato” qualsiasi presupposto.
-Andiamo al mare?
– No, oggi no
– Perché?
– Non posso
– Fa troppo caldo?
– Lascia perdere! Ok?
Gli uomini sono solo degli outsider dell’universo femminile.
– Ho capito, allora ti faccio compagnia
Non lo volevo tra i piedi, mi piaceva starmene per conto mio, con i libri, con le rane, con le mie dita, senza preoccuparmi se fossi vestita bene o pettinata bene, però mi piaceva tenerlo lì, un po’ al guinzaglio e lui intelligentemente mi dava carta bianca, dopotutto ero una diciassettenne, e una differenza di cinque anni, doveva pur significare qualcosa. Fare una bella impressione aveva costituito, per Fiamma, sempre una grandissima fatica e siccome era sempre stata una vanitosa e un’ inguaribile egocentrica, i capelli fuori posto potevano rappresentare davvero una fonte di ansia in sua presenza; ergo voleva toglierselo di torno! Anche se stava al sesto giorno di ciclo, ed era quasi tutto finito.
– Paolo, senti io devo andare al supermercato, ci vediamo un altro giorno
– Un altro giorno, addirittura? Ti accompagno, non puoi scappare, è un campeggio ti ricordo, comunque, stasera ci vieni in discoteca?
– Sì, va bene a che ora?
– Per le 23, ma ti passo a prendere prima, ho capito ti lascio da sola tutto il giorno, ma al calare del sole sei mia!
– Come una fiaba
A Fiamma non piacevano né Fiabe, né principi, le piacevano solo le rane ripensandoci!
– Sì, e tu sei la mia principessa
– Aridaje con la storia della principessa! Pensò.
Fiamma non aveva ancora un corteggiatore, in quella estate del 1999, e un po’ le piaceva l’idea, per sconfiggere la noia, Paolo, in quel momento rappresentava il miglior antidoto sulla piazza, le era andata di lusso! Si era sempre chiesta se avesse mai perso la testa per qualcuno, se avesse mai provato l’ebbrezza della perdita di coscienza. Era sempre stata rigida su questo versante, non voleva soffrire, ma non voleva neanche rimanere asciutta, la cantilena degli uomini bastardi, non innamorati, e che usavano le donne solo per il sesso, l’aveva sempre fatta ridere. Fiamma rifletteva, pensava e pensava, che finora conosceva solo Mr O, raggiunto freneticamente, voracemente, di fretta tutto qui, le piaceva essere venerata come una Dea greca, cercata, desiderata, tutto qui, si invaghiva del più carino, ma sapeva di aver fatto solo il primo gradino della scala. Doveva approfondire.
Cosa c’era di tanto male e negativo nel sesso? Perché era sempre visto di malocchio, con sguardo arcigno e cupo, come se fosse stato da solo in un grande stanza circondato da tante facce disgustate che gli bisbigliavano contro crudeltà inaudite. Il sesso è un’arte e l’arte non è mai volgare, ogni volta, si svela il proprio corpo in un amplesso, ci si concede totalmente, si mette dedizione, cavolo! Non c’era sporcizia, se il tuo uomo è tra le tue gambe da mezz’ora, tu, non fargli mollare tutto, lasciati andare, anche se l’abbandono deve essere gestito da metodo e regole. Esiste il tuo abbandono, con il quale comunichi con il tuo uomo, è una questione di antenne, di onde, di connessioni, spiegagli come deve continuare, quale punto deve premere con la lingua, e se non ci riesci, cazzo toccati tu fino a venire! Ci vuole metodo e dedizione. Punto. Il sesso è orgasmo. Esiste l’eccitazione, quella deliziosa sensazione di formicolio al basso ventre, i baci, le palpatine al culo, ma soprattutto esiste Lui: the big O, e, a meno che non ci siano delle complicanze, beh, l’Eldorado è proprio quello. Il sesso per Fiamma è Amore, è Amore per il proprio corpo, è Amore verso il corpo al quale si sta donando. Amore, la più importante delle spezie da aggiungervi. Un Amore, però ancora proiettato su di sé, ancora concentrato su di sé, non ancora connesso completamente. Fiamma era in preda a voli pindarici e pensava: se vado a letto con lui, è perché sono bella, se voglio sentirmi bella devo andare a letto con lui , se non ho sentito nulla anche questa volta proverò con qualcun’altro, ma dopo mi sentirò ugualmente una merda. Quante donne pensavano questo, la stessa Fiamma rischiava la frustrazione a vita! Ma a diciassette anni aveva già le idee chiare, aveva una guida, la sua masturbazione, era stata la sua maestra, e forse qualche piccolo merito lo avevano avuto anche gli uomini straordinari (due!) con i quali era stata. Straordinari non perché avessero un pacco di tutto rispetto o robe così, ma perché si mettevano in discussione, sperimentavano, sapevano prenderla in quel senso lì. E se tocchi il cervello ad una donna, lei mette le mani dappertutto, si sa! Paolo passò in tenda verso le 23 puntualissimo (ti pareva!). Fiamma stava ritornando dai bagni in minigonna di jeans, magliettina nera super attillata e con una di quelle collane a laccio che lambivano il collo, capelli lunghi fino al sedere, profumati di balsamo al cocco. Ricorda di avere avuto un trucco leggero, ma le labbra erano delineate da una matita e da un rossetto Rouge Chanel, si sentiva perfetta, quella sera, si sentiva che poteva fare qualsiasi cosa, perché la sua sicurezza arrivava a 100 e più
-Vieni con le infradito?
Ma cavolo, sono così carina e tu sei capace di dirmi se sto uscendo con le infradito? Biondino, così mi fai cadere le braccia! Pensò storcendo la bocca in un sorrisino acido.
– Ti dispiace passarmi la crema che sta sul tavolo? E mi passi i sandali? Stanno in tenda, all’ingresso, nella cesta.
– Ecco mia padrona
– Hey, non sbuffare che non vengo in discoteca con te. Paolo scoppiò in una grossa risata, l’avevo messo in imbarazzo. La notte a volte abbaglia di una luce accecante, le sere dell’adolescenza poi sembrano interminabili, ci si aspetta sempre che capiti qualcosa all’improvviso, come un’epifania in mezzo la strada, una divinità che improvvisamente si materializza dinnanzi, la paura che quella sera magari sia l’ultima della tua vita, la paura di fare la scelta sbagliata, l’amore che non conosci, il sesso che non sai usare, l’eccitazione che non sai riconoscere e sfruttare per avere orgasmi da sogno, il desiderio di essere voluta, idolatrata e lambita e di essere cercata. Ma non per Fiamma. Fiamma era una ragazza forte, indipendente, soddisfatta di sé, e poco importava se gli altri recepivano questa cosa! Fiamma non brillava di luce riflessa, si alimentava da sola, emanava energia e calore, tutto per lei. E gli altri erano solo attratti, attratti da quel calore. Paolo era impaziente con quella espressione stampata sul viso del tipo: ti-ci-trascino-per-i-capelli-in-discoteca-se-non-ti.sbrighi.
Percorsero il lungo viale alberato, la notte umida gli bagnava la pelle, il profumo della resina così pungente, gli solleticava le narici, le tende abbassate, le luci soffuse delle roulotte, il mare, le cui onde che si protraevano nelle loro teste. Tutto ciò era semplicemente magico.
– Paolo mi fai male
Non riusciva a smettere di palparla, di toccarla, di pizzicarle i fianchi. Fiamma sapeva perfettamente come sarebbe andata a finire la serata e questo pensiero le lasciava un battito accelerato e una dolce umidità sulle mutandine. Era bello stare con le sue mani sui suoi fianchi, e camminare nella notte, al buio, e ad ogni passo compiuto illuminare un pochino la strada.
– Non posso resisterti
Paolo le stava dietro, le mordeva il collo, camminava su di lei, la spingeva, la annusava in modo animale. Una piccola insenatura li accolse, là, nella pineta.
-Appoggiati qui
– All’albero?
– Sì, qui
Improvvisamente si mise in ginocchio ai suoi piedi, le mani le sfioravano le gambe, ebbe un brivido, lui se ne accorse, le alzò velocemente la gonna, lo aiutò, si abbassò le mutandine gli portò la testa lì, tra le sue gambe, su quella rosa che sbocciava tra le sue labbra. Fiamma aveva le pupille dilatate, lo guardava esterrefatta, con occhi nuovi. Le sue mani erano sul suo sedere, la spingeva verso la sua bocca, sentiva la corteccia dell’albero graffiarle la schiena. Lo desiderava, lo voleva lì, sulla sua fica, voleva dirgli come leccarla, voleva dirgli come toccarla, ma era troppo irruente e non riusciva a guidarlo.
– Aspetta Paolo
– Come?
Si inumidì le dita di saliva, e le portò lì, impaziente, veloce.
-Medio e anulare, per favore.
Paolo in silenzio, obbedì.
– Che bello sentirti mentre ti bagni, mentre ti apri, mentre ti esploro
– Continua non ti fermare
Il suo bacino andava avanti, indietro, su e giù, aveva gli occhi chiusi, il cuore sembrava impazzito, doveva stringere le gambe, le irrigidì, per godere, si posizionò dritta, rigida, la sua lingua la cercava disperata, Fiamma voleva solo venire, indipendentemente da lui, da lei, dalla scena erotica a cui stava partecipando.
– Voglio leccare, voglio mangiare
– Stai zitto
Gli disse, mentre gli teneva i capelli
Fiamma non riusciva ad aprire gli occhi, la vista era annebbiata, le pulsazioni della sua fica continuavano facendo vibrare il suo corpo.
– Respira, piccolina
Fiamma gli sorrise di gratitudine, di estasi, di Amore? Paolo asciugò il suo piacere, le alzò le mutandine, le risistemò con cura la gonna,i capelli, col dito aggiustò le sbavature del rimmel. Ballarono tutta la notte, avvinghiati come non mai, non riuscivano a staccarsi, ad ogni tocco, Fiamma, aveva una scarica elettrica, una sensazione di calore continua. Provò a strusciarsi sul suo ginocchio mentre danzavano, Paolo la incitava, sapeva che la eccitava l’idea che li potessero vedere.
– Caipiroska a fragola?
Mentre beveva, Paolo la guardava estasiato e con occhi di fuoco.
– Sai cosa vorrei farti bere in questo momento?
La prese per mano e la portò via, via dal frastuono, via dalla musica, via dalla folla.
– Qui, ci sono i bagni
– Lo so
Le accarezzava i capelli, il viso, le labbra.
– Hai un viso dolcissimo, delle labbra morbidissime…
Fiamma gli sbottonò i jeans, non lo riconosceva, del resto, lui aveva fatto lo stesso a lei contro l’albero, e benché fosse molto meno romantico, decise di fargli il miglior sesso orale che (non) avesse mai fatto! Sistemati i jeans fino alle caviglie, risalì con le mani palpano gambe dal basso, i suoi peli le solleticavano i palmi, le sue gambe erano muscolose, tese, innervate di desiderio, arrivò ai boxer, bianchi, aderenti, il suo cazzo era già gonfio, pronto per lei, glielo tirò fuori, ma lo lasciò stare, per il momento, e fece attenzione a non toccarlo. Fiamma voleva concentrarsi su quello che c’era alla base. Si avvicinò, gli fece percepire il suo respiro e appoggiò lentamente le labbra, iniziò a baciarle, gli mostrò la lingua, gliela fece vedere di proposito.
– Guardami
E leccò, aspirò, baciò. Fiamma sentì la sua tensione, Paolo le radunò piano i capelli, dolcemente glielo mise in bocca, sentì il calore e lanciò un gemito.
Fiamma lo guardò di nascosto, aveva gli occhi chiusi, concentrato, rapito dal piacere, glielo prese in mano.
– Sto per venire, piccola mia, dove devo venire?
Fiamma andò più veloce, succhiò e andò su e giù con la mano, un improvviso getto di calore invase la sua bocca, e il suo viso. Paolo la fece rialzare velocemente e le leccò il viso, la baciò, assaggiò il suo sapore dalla sua bocca e mentre Fiamma ingoiava la tenne per le guance.

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Immagine: Maurizio Barraco, Omaggio a Jesse Franco, regista B movie.

IO E IL SIGNOR GI

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La sua stanza aveva un colore particolare quel pomeriggio, era appena rientrata e mentre sistemava le sue cose pensava già alla sua personalissima e meritatissima siesta. Il timido sole di maggio, si affacciava tra le serrande, provocando una luce arancione, calda, soffusa e ad alto tasso erotico, mentre si stendeva sul letto sentiva un certo non so che, stuzzicarle le cosce. Si rese subito conto, che non era la “solita voglia” da orgasmo frettoloso, preteso subito, e venuto in-seguito-a-visione-da-filmatino-porno, no! Era qualcosa di più intenso e deciso, profondo e lento, soprattutto lento. Pensava a come avesse goduto fino a quel momento, e quel mix di pensieri piccanti le gironzolavano nella mente, come fanno tanti neutroni intorno ad un atomo, come se riuscissimo a vederli, poi, questi neutroni ruotare intorno ad un atomo! Bah! Fiamma sapeva, che tutto ciò si sarebbe legato e configurato in un elemento: l’eccitazione. Fiamma non voleva stimolare il clitoride voleva qualcosa di più profondo, voleva un piacere che la colmasse, avvolgendola e riempiendola tutta. Tra amiche ne avevano discusso molto: sei vaginale o clitoridea? Come arrivi all’orgasmo? In quale posizione? Fiamma arrivò alla conclusione che un vero e proprio orgasmo “vaginale” non l’aveva mai provato, e se questo fosse mai esistito, lei, sicuramente vagava nel nulla cosmico! Cominciò a toccarsi verso i dodici anni, e ricordava di come le bastasse sfregarsi con la mano o con il cuscino per arrivare ad orgasmi favolosi dove si contorceva e si abbandonava ai sensi più indicibili, poi le prime esperienze, non molte, ma ad hoc per il suo piacere. Aveva incontrato uomini che sapevano leccarla talmente bene, che chiedeva loro solo questo! Ebbene sì, “Miss Pat”, all’interno, non rispondeva ai minimi segnali di estasi. Era una cosa imbarazzante, le sue amiche raccontavano di “imperi dei sensi”, di “Ultimi Tango a Parigi”, di convulsioni medianiche, ma lei niente; da adolescente non riusciva nemmeno ad infilare un dito. Le bastava strofinarsi contro qualcosa, e lei veniva, le bastava che qualcuno gliela leccasse o mordicchiasse, e lei veniva! Era questa la sua tecnica, e l’era stata per molti anni! Si era talmente abituata ad orgasmi sicuri, che aveva messo in un angolo la voglia di sperimentarne altri, perché, “Mr O”, non è mai “unico”, ma cambia sempre, ed ogni volta ha una faccia nuova. Fiamma, adesso, era cresciuta e aveva sentito il suo corpo, aveva imparato a farlo vibrare, ed era abbastanza sicura di sé, e di quello che voleva. Quel pomeriggio il desiderio era troppo alto, la voglia di toccarsi era indescrivibile, e siccome Fiamma sperimentava meglio quando stava da sola, decise di godere in quel modo, nel modo punto G! Si distese sul letto, si spogliò lentamente, coccolando ogni centimetro della sua pelle, come se fosse stato il più intraprendente dei suoi amanti, si prese i seni a piene mani e con le dita strinse i capezzoli, si bagnò le dita della sua saliva e scese giù, ancora, fino al delta di venere, fino ad introdurre due dita dentro di sé, mentre si penetrava alzò le gambe, provando una sensazione fantastica tormentando quella zona rugosa lì, proprio all’interno della vagina, era qualcosa di inebriante e nuovo, di mistico; era lussuria allo stato puro. Mentre andava su e giù, sentì la fastidiosa sensazione di dover urinare.- Impossibile l’aveva fatta prima!-  pensò dubbiosa. Fiamma allora, decise di fregarsene e continuò su quel punto, su quel bottone che faceva funzionare la giostra, non sentiva più il suo corpo, il suo corpo, ora, andava da solo, le gambe iniziarono a tremare e sentiva la lussuria che la chiamava sull’orlo del precipizio. Fiamma aveva paura di cadere, ma era talmente bagnata che le sue dita ora scivolavano velocemente e sentiva i capezzoli inturgidirsi sempre di più,  fino a farle male, sapeva benissimo che doveva continuare su quel sentiero, che non doveva abbandonare la rotta, la schiena le si inarcò, e il bacino le si protrasse in avanti. Eccolo! Immaginò lui, l’uomo più virile che avesse mai incontrato sulla faccia della terra, che la prendeva da dietro, che la  prendeva per i fianchi, che glielo dava tutto riempiendola immensamente, che le graffiava la schiena che le mordeva il collo in modo animale e vorace, che le palpava i seni, i suoi seni fantastici. Quei seni, adesso, andavano avanti e indietro seguendo una danza indefinibile e mentre immaginava, Fiamma sentiva. Sentiva qualcosa che la  tirava, e con le dita, dentro di sé simulava proprio quel gesto, come se qualcuno le stesse dicendo: – Vieni, vieni con me – e allora lei lo seguì. Lo seguì, a discapito di tutto quello che c’era attorno: del fruscio del vento, della tenda che volava, del gatto che graffiava la porta perché voleva entrare, dei rumori della casa, del naso che le pizzicava. Fiamma godette di un orgasmo interminabile, dove il suo corpo fu preda di una vibrazione continua. Sentiva le sue dita fradicie, e  “munte” da una specie di “morsa” che aveva scoperto azionarsi in Miss Pat, e lei non poté che assecondarla respirando, e dandole ossigeno. Quel pomeriggio fece la conoscenza del Signor Gì, ed ebbe con lui, tanti e tanti altri appuntamenti.

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Nudo Femminile 24, Armando Prieto Perez, La Habana, Cuba.