DOGMA#32

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A maggio il profumo delle rose è intenso. Fiamma sentiva sulla sua pelle ambrata la trasformazione di quella leggera brezza, che da fresca, si faceva sempre più tiepida e calda. A maggio ripensandoci erano nati tutti i suoi “amichetti”, tutti nati sotto il segno del Toro, e credetemi, ogni riferimento è puramente casuale. Maggio n° 5 è l’anticamera dell’estate e delle fantasie che la infiocchettavano, le sembrava di andare a letto con questo mese e mettersi sulla pelle solo cinque gocce della sua migliore rugiada. La sua stanzetta profumava ancora di vetiver e sandalo e piano piano stava abbandonando quella insolita abitudine di accendere candele, e vestirsi da Guru del cavolo. Preferiva starsene chiusa lì dentro ad ascoltare i Rolling Stones o i Cocteau Twins, questa pratica, infatti, le aveva salvato la vita in più di un’occasione.Quella mattina, però, si era svegliata tutta sudata e con una strana oppressione in petto: aveva bisogno di aiuto. Aveva sognato, infatti, i suoi professori messi in cerchio che le dicevano: i problemi sono i tuoi e devi risolverli da sola, aveva sognato i suoi genitori che scuotevano la testa in segno di disapprovazione: l’hai combinata grossa, Fiamma e stavolta davvero non possiamo aiutarti, sognò perfino il cane che alzava la zampetta e le pisciava sulla gamba,  e, cosa più brutta di tutte, Fiamma urlava e nessuno riusciva a sentirla. Cercava di comunicare, ma niente, nessuna risposta, nessun cenno, il silenzio,  le sembrava di essere stata catapultata in uno di quei film di Lars Von Trier o di Cronenberg, dove, ad un certo punto nel bel mezzo di un labirinto, ti cuci le labbra con ago e spago, o peggio ancora ti trasformi in una mosca, tutta pelosa e con un siero che fuoriesce da chissà dove. Fiamma aveva un pessimo rapporto con i sensi di colpa, per lei, semplicemente non esistevano, ma loro, come dire, “so de coccio!” e a volte entravano a gamba tesa, perfino nei suoi sogni. Ah Tony, detto“il nazareno”, quanto dovrai ancora tormentarmi?
Certo è che il nomignolo era proprio in pieno “goodfellas style”, ma echi da “Nino Rota” a parte, il soprannome le venne in mente, quando lo vide per la prima volta; il signorino aveva una barba lunga, sandali ai piedi e una camicia sahariana aperta sul collo con tante e tante collanine, “coup de foudre?”
Tony era stato un suo “amichetto” si erano conosciuti fuori scuola l’ultimo anno, e lui subito “attaccò bottone!”
– Carola, stasera su Raitre danno “Cera una volta in America”, ce lo vediamo insieme? –
– Ah ti piace questo film? Ma non sei un po’ piccola per vederlo? –
Fiamma, era in modalità dolce-ingenua-che-vuole-incoraggiare-gli-uomini!
– Beh, è un po’ forte, però credo ne valga la pena non trovi? –
– Ti piace, De Niro? –
– Abbastanza, anche se per esempio, ne “Il Cacciatore” mi è piaciuto di più Christopher Walken –
– Ah ma lui ha vinto l’Oscar per quel ruolo! –
– Ah sì? Non lo sapevo! –
Ochetta-che-cade-dalle-nuvole-in-azione!
Iniziarono la loro relazione al McDonald, davanti un mega cheeseburger, innaffiato di patatine e cominciarono di rito tutti i pomeriggi insieme, le passeggiate mano nella mano, gli amplessi furtivi a casa sua o da lei, e le vacanze al mare. Due vacanze al mare.
Qualcuno, un giorno le disse che in una relazione c’è sempre quello più preso, quello che sta più avanti, quello che dà di più e quello che dà di meno, quello lento e quello veloce, quello che corre e quello che va piano. Fiamma non aveva mai capito quelle dinamiche, perché lei correva veloce verso la passione, passione che avvertiva nascere in modo compulsivo, violento, forte, deciso. La passione non l’ha mai tradita, come il suo istinto e questi ragionamenti rallentavano la passione, la tenevano alla larga, erano un repellente antisesso.
Per carità, la vita è fatta anche di queste cose: scegliere il corredo, i mobili, la cerimonia, ma a Fiamma queste cose non interessavano, vedeva tutto lontano, vedeva la sua intera esistenza dentro un caleidoscopio, ma era sempre lei a muoverlo e comporlo. Un sabato sera, rimasero a casa, Tony le preparò il riso al curry, misero su un vecchio film degli anni Settanta chiamato Fragole e Sangue, Fiamma già l’aveva visto, ma preferì non dirglielo
– Stiamo insieme da un po’

Le sue dita intrecciavano i suoi capelli neri, quella sera Fiamma era su di giri e dopo il film aveva alzato un po’ il gomito, sarà stato il vinello rosso, ma si sentiva strana, e lui aveva voglia di parlare della vita a due e delle promesse e dei quadretti del futuro.
– L’importante è stare vicini Tony, io sono qui lo sai.
– Io vorrei di più da te
– Di più? Perché non ti dò abbastanza? Quanto vuoi, 1 kg di tette? Ti bastano?
– Cosa c’è le vendi a peso ribassato? Mi sa che sono un tantino di più
Tra risatine, doppi sensi e adrenalina, Tony parti in quarta, e catapultò una domanda che sapeva di ghiaccio bollente
– E cosa vorresti?
– Io ti voglio sposare, Fiamma
– Siamo giovani Tony
Lui la abbracciò fortissimo, la tenne stretta, come se volasse via da un momento all’altro. Non sapeva neanche lui cosa stesse dicendo, e una ventata di gelo e imbarazzò calò su di loro. Furono distratti solo dal rumore della videocassetta che si riavvolgeva.
– Vuoi due pistacchi? –
In cucina Fiamma, aprì il frigorifero e mise la testa dentro.
– Era serio, porca misera! Perfino io me ne sono accorto
– Ognuno anticipa i tempi, lui ha questa capacità, prendi i Pixies con Surfer Rosa, cavolo era un disco degli anni Ottanta, ma il sound apparteneva tutto alla decade successiva! Non trovi che questo sia profetico?
– Fiamma, hai ricominciato con i voli
– Ok, Esserino lasciami un po’in pace qui dentro va bene?
Ragazza-che-cerca-di-sdrammatizzare-chiedendo-cosa-hai-mangiato?-O-che-dice-ma-che-umidità all’attacco!
-Tony assaggia questi pistacchi sono bio, li ha portati Carola da Bronte! –
– Pensavo avessi messo la testa nel congelatore
– Ma no i pistacchi stavano nella credenza
– Basta Fiamma, atterra ti prego
– Ok, ok, alzo le mani
Fiamma sentiva l’impulso di gestire la situazione anche quando si sentiva bloccata, ecco perché poggiò solo una gamba sulla sua spalla, mentre si faceva leva sull’altra per andare incontro a Mr O Ad ogni spinta Fiamma doveva irrigidirsi altrimenti non riusciva a venire, doveva mantenersi adesso al suo collo, adesso al lenzuolo, adesso alla maniglia della porta chiusa a chiave della sua stanza, era come negarsi, concedersi al Sig. Desire, che la voleva tutta per lui e completamente per lui. Tony ora le baciò il seno, le morse il mento, adesso il suo respiro era accelerato, come il suoi battiti, e il suo corpo iniziava a pulsare come un diapason, come una eco vibrante, come un’onda lunga . Lui sapeva che doveva succhiarle i seni, prima uno e poi l’altro, questa era la ricetta segreta, e così Fiamma tremò, sillabando il suo nome a bassa voce.
Seppe che si sposò con C. un’amica casa-chiesa-e-scopate-clandestine, una santarella che sniffava coca a Capodanno. E pensare che Fiamma, si mise con Tony per dimostrargli che non fosse lesbica.
Ma lui le confessò, che gli sarebbe piaciuto il contrario.
A distanza di parecchio tempo, Fiamma si svegliò ancora con quella sensazione di “cose non dette”
del “forse le cose sarebbero andate in maniera diversa”, “dell’approdo sicuro” e “delle spalle coperte”, del focolare e delle feste comandate. Fatto sta che si svegliò ancora desiderosa di aiuto e nessuno continuava a muovere un dito. Mise allora Where Is My Mind, e le salì la nostalgia di persone incontrate e non riviste più, di treni persi e partenze fasulle, di speranze e nuovi propositi, perché ognuno aspetta la fortuna si sa, ma lei era ferma sul ciglio del bosco come se tutto dovesse ancora avere inizio, come se muovesse un caleidoscopio in bianco e nero stavolta.

viviennelanuit©

Immagine: Will Barnet, Atalanta from 27 Master Prints, 1979, USA.

IL SOLDATO DI avVENTURA

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Vi è mai capitato di incrociare lo sguardo di uno sconosciuto e trovarvi un’ intesa grandiosa? Il più delle volte mi è successo nei posti più assurdi, mentre faccio manovra in macchina, quando sono annoiata per la fila alla posta, al supermercato tra una corsa e l’altra, l’All Inclusive della retorica sul tema, insomma, fin quando, ZAC! In una frazione di secondo pensi di aver incontrato l’uomo dei sogni, anzi l’uomo che immagini viva nel regno del fuoco e di onirico abbia ben poco! L’altro giorno al self service, assopita dal tardo pomeriggio, non mi resi conto di mettere nella mia auto della benzina anziché del gasolio: apriti cielo! Dietro di me una macchina scura mi lampeggiò, ed io le feci cenno del guaio, quando dalla portiera si materializzò davanti ai miei occhi un uomo sulla quarantina, capelli scuri, occhi neri, non molto alto forse, ed io? Io ebbi le margheritine e i cuoricini nei bulbi oculari per intenderci!
Notai subito i bicipiti scolpiti sotto la maglietta e le spalle possenti tipiche di uno abituato a difendere e difatti, Mr bontà, aveva una maglietta con il logo di un corpo militare stampato in rilievo proprio su quel bel braccio, mi chiese (compiaciuto e marpione) cosa fosse successo, ed io blaterai parole confuse riguardo il pasticcio, successomi.
-Non si preoccupi è capitato anche a me, l’importante è che non abbia acceso il motore, e poi non facciamo questo di mestiere
-Lo so ma sono stata una cretina, non solo ho messo in questa cavolo di macchinetta cinquanta euro per un pieno che non avevo previsto, ma poi sbaglio pure il tipo di carburante!
-Adesso però dovremmo spostarla dalla corsia altrimenti intasa tutto, metta a folle
Quante frasi di circostanza, quanta formalità, beh era uno sconosciuto, cosa pretendevi? Yoga tantrico dopo cinque minuti di conversazione? Non era neanche capace di mettere a folle, Fiamma si sentiva stordita dalla sua presenza ma non abbastanza da notare che non portasse la fede, cosa poco influente direste voi, ma forse, sarà stata l’abitudine di guardare le mani degli uomini, tanto era vero che Fiamma era frastornata, e questo era un male, perché le rare volte che non aveva il pieno controllo su di sé, combinava casini, sentendosi vulnerabile e insicura, e questo non andava bene.
Le dita degli uomini se le immaginava sempre nervose, bagnate e frenetiche in cerca di chissà che cosa! Mentre spingeva, visualizzava le sue dita che la cercavano, che la afferravano, che le palpavano il culo, come una piovra, un boa, un animale tentacolare e lungo…!
-Ecco fatto, e non si preoccupi era scritto talmente piccolo “Diesel!”
-Grazie per l’aiuto
Ancora convenevoli pensò: si figuri, si immagini, signorina e bla bla bla! Mr-bicipite-scolpito me-le-scopo-tutte-io, se ne era andato senza risolverle il problema! E lei come una sciocchina si abbandonò alla prosopopea circa l’inutilità del genere maschile, e sul fatto che non si prendessero mai una cazzo di responsabilità! La pompa poi si trovava in una zona molto isolata: ma tu guarda che stronzo! E il suo cellulare segnava una tacca, insomma, stava delirando. Mentre era intenta a comporre il numero dell’ACI con le poche lineette della batteria…
– Ho pensato che un caffé le avrebbe fatto piacere
Fiamma si rimangiò d’un colpo tutti i luoghi comuni di prima, per concentrarsi invece sull’elogio del maschio italiano, 100% virile e galante, certo, visto da vicino non si poteva dire “bello” ma era ammaliante e rude, e a lei ispirava, di certo, sex at first sight! In quei quattro secondi di sguardi incrociati e furtivi era come se le avesse fatto i raggi x, era come se le leggesse nel pensiero, era come se si sentisse esposta ad una mostra di Belle Arti, come se posasse nuda, (tanto per cambiare) nell’atelier di un pittore e lei avrebbe aperto le gambe in un nanosecondo, (e su questo non avevamo dubbi!) La brezza di quei quattro interminabili secondi si trasformò in un vento caldo e afoso.
-Sta venendo qualcuno a prenderti?-
Cos’è, all’improvviso, questo cambio di registro? Dove sono finite le frasi di circostanza, i convenevoli, il grazie-prego-scusi-tornerò? Pensò. Come se non lo sapessi, tu? Eh? Che vuole scopare!
-Ehm sì, ho chiamato l’assistenza stradale
-Posso aspettarla con te, non mi va di lasciarti qui da sola, come ti chiami?
-Fiamma
Ecco! Hai finito di comportarti come una bambina? Mi sembra di vederti in salopette, treccine ai lati e lecca lecca in mano, che dondolando gli sillabi il tuo nome. Dimmi la verità Fiamma non ti era mai capitato di incontrare un uomo così che ti stuzzicasse da subito? Ma se, sei sempre tu la regista di tutto, la regina occulta, la direttrice d’orchestra, la bella mugnaia che porta acqua al suo mulino
– Fa parte del giochino, cadere dalle nuvole, sì, sono una cacciatrice, ma mi piace travestirmi da preda, mi piace essere agguantata e catturata, mi piace vedere l’espressione di profondo orgoglio e compiacimento quando dico di sì agli uomini. Hai finito con l’epistemologia applicata alla psicologia della caccia? Sì Esserino, ho finito.
La sua bocca si aprì in un sorriso ironico mentre si mordicchiava la lingua di lato. Sdoganati i convenevoli, Fiamma era un po’ divertita da quello che stava per accadere e decise di restare al suo gioco. L’ACI finalmente arrivò e caricò l’auto, mentre lui, beh, caricò lei! La accompagnò a casa, salirono le scale a furia di dolci spintoni e tenera irruenza, lui le palpava il culo, i fianchi con le sue dita toccava tutto, le piaceva pensare alle dita e non alle mani degli uomini! Arrossì e non disse nulla, era quasi incosciente, sentì la sua lingua fino in gola, lui era bello, forte, gentile, ad un certo punto la prese con forza, e lei si aggrappò alle sue spalle, gliele tastò: erano enormi! Fiamma sentiva tutte le reazioni dentro di lei, sotto di lei, si bagnò a più non posso. Riuscì affannosamente a prendere le chiavi in borsa, aprì la porta, gli disse di poggiare tutto in corridoio, gli offrì qualcosa da bere. Le mani di Fiamma tremavano.
-Cazzo, ti stai comportando come una mignotta Fiamma, che stai facendo? Non hai mai fatto una cosa del genere!
Pensava sul perché le donne avessero questa mania dei pregiudizi, delle critiche, delle malelingue biforcute e sibilline. Fiamma fremeva dalla voglia di averlo tra le cosce e invece stava lì a scusarsi, a giustificarsi, a ciarlare inutilmente come un cicisbeo in udienza alla sua coscienza. Fiamma non riusciva a smettere di pensare mentre le sue mani erano poggiate sul marmo bianco e gelido della cucina, dalla sua testa uscivano tante paroline: puttanella, stronzetta, porcellina, come se Esserino si fosse sdoppiato in tanti mini Esserini incazzati, che in coro le urlavano di quanto, questa volta, si fosse comportata da troia.
– Stop pensieri negativi-ammazza-desiderio, stai con me adesso
Il soldato aveva intuito il suo disagio e cercò subito di tranquillizzarla.
– Sì, credulona era solo arrapato da morire! Pensò la Fiamma intelligente! E del resto lo era anche lei, solo verità genuina e tutta salute! Pensò.
Mr tuta mimetica la fece accomodare sul divanetto blu della cucina.
– Sempre divani, ancora divani, ma una bella scopata nel mio lettone sommier no, eh? Non c’è tempo, Fiamma, sta quasi per venire Mr due minuti all’alba!
Il soldato ora la fissava, la scrutava, le sue labbra si arricciarono in modo ammiccante e furbetto.
-Girati e mettimi il culo in faccia, fallo inarcando la schiena
Non se lo fece ripetere due volte, lui si mise in ginocchio alla mercé del suo derrière, la prese per i fianchi e con ferma precisione iniziò a leccare, Fiamma era un fiume in piena non riusciva a nascondere l’eccitazione di quel momento, forse provava un po’d’imbarazzo, di vergogna, e s’irrigidì.
– Smettila! Lasciati andare, mi piaci bagnata, innocente, esposta, non vedi che mi sto nutrendo del tuo nettare non vedi?
Mentre diceva queste cose continuava a leccare le sue parole erano gutturali, profonde e il loro suono era soffocato dal culo e dalla patata sul suo viso.
-Aspetta, vieni qui
Fiamma lo sentì subito, la riempì, riconobbe quel piacere, i suoi colpi erano decisi, alzò una gamba di lato, la poggiò sul bracciolo del divano.
-Fammi sentire come godi
Fiamma stava quasi per cedere, stava iniziando a tremare, era entrata in quel vortice dal quale non riusciva a riemergere, si trovava su quel binario del climax dal quale non poteva deragliare.
-Mi fa impazzire il modo con cui ti stai dando a me
Fiamma sentì i suoi muscoli che si contraevano attorno al suo cazzo, l’anello interno della sua patata che batteva voracemente, e cadde giù nel precipizio e sentì che tutto dentro di lei si avvolse ritmicamente allo“stendardo vittorioso” del bel soldato.
La girò, lui era ancora in ginocchio, Fiamma era seduta sempre sul divano, con le cosce aperte in modo vergognoso e lui che leccava, quanta dedizione, quanto ardore, quanta lussuria che le stava dando. Improvvisamente si bloccò, le alzò le gambe e le appoggiò alle sue spalle e ricominciò, ancora più deciso, come un’onda che andava ad impregnarsi al bagnasciuga.
-Lo so che è qui, che ti piace
Fiamma lanciò un urlo soffocato e abbandonò la testa all’indietro, le mise un dito in bocca.
Succhia, dimmi che prendi la pillola ti prego
Vennero, forse insieme, bloccandosi in un fermo immagine plastico.
-Non voglio uscire
-Non ti mando via, puoi restare quanto ti pare!
Si guardarono e scoppiarono in una risata infinita.

 

viviennelanuit©

Jan Saudek