Schegge di Legno

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Alla tonnara si arrivava attraverso una strada sterrata, piena di ciottoli ed erba selvatica. Fiamma la vedeva da lontano in quel deserto rosso, dove una miniera abbandonata le faceva da guardia. La strada era battuta dal caldo e colorata dall’arancione della Sardegna. I suoi genitori l’avevano acquistata da poco, avevano fatto il salto della quaglia, vendendosi tutto e rimanendo praticamente in mutande. Una tonnara, una casa dei tonni. Il dado era tratto, la porta era chiusa, cosa fatta capo A e Amen […]

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Rid of me, P.J.Harvey, Island Records 1993

PULSE STATE

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Luca faceva finta di leggere, faceva finta perfino di stare seduto, lì, al solito tavolino del solito bar a piazza Bellini, in quel pullulare di gente, profumi e caos che la vita gli faceva vedere ogni santo giorno, come quel pensatore di Rodin, schiacciato dai sensi di colpa. Una vocina costante gli sussurrava quanto quella volta avesse esagerato, quanto quella volta fosse andato oltre. Luca era un habitué del punto di non ritorno, gli piaceva invadere quella zona d’ombra e poi tornare indietro, provava una perversa beatitudine nello smantellare quelle colonne cui Sansone, con tutta la sua rabbia si era poggiato, sbagliava e faceva dietrofront, piangeva e si lavava il viso, peccava e veniva perdonato. In bagno quella mattina, guardandosi allo specchio, si era sputato in faccia dopo essersi deterso con quel sapone alla lavanda che Fiamma gli aveva regalato per il suo onomastico: Fiamma, il suo bruciore e la sua luce, i suoi capelli e la sua forza. Aveva esagerato stavolta, si dannava, ipnotizzato da quella tazzina di caffé sorseggiata a scatti […]

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Beach House, Silver Soul, Teen Dream, Sub Pop, Bella Union, 2010

HO DETTO CHE STIAMO AFFONDANDO MA LUI RIDE E MI DICE CHE VA BENE I parte

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I profumi della cucina penetravano in quella casa fredda e deserta, i profumi si spargevano a macchia d’olio, come un secchio d’acqua rovesciato a terra o come un gas lacrimogeno. Mi mancava il sapore del pane caldo, della minestra coi ceci, del vino rosso sorseggiato insieme a te, mentre facevi finta di guardarmi, facevi finta di amarmi, facevi finta perfino di esserci, nella nostra casa a strapiombo sul mare. La nostra casa: è lei la nostra voyeur, è fatta di ciondoli, suppellettili, pentole, gingilli e libri, ha il parquet tirato a lucido, i tappeti con i pavoni e tante lampade colorate, i libri stanno pure nella “salle de bain”, sì, quella dove il cesso non ci sta! Perché io sono un po’ snob, e preferisco tradurre “cesso” alla francese, per darmi un tocco shabby-chic!

– Ma la smetti Fiamma , quanto sai essere ridicola a volte! –

La nostra casa ha tante mensole piene di storie, fotografie e libroni. Uno sulla Magnum, un altro sui Rolling Stones, la band di I can’t get no, satisfaction! Non il mensile di musica rock of course! La foto mia che cammino coi Naga Baba nudi, sta all’ingresso, incorniciata, quasi come un idolo, un feticcio, e poi quasi nascosto c’è l’oggetto del moto perpetuo! Perché il tempo scorre sempre e dobbiamo sempre tenerlo a mente! I profumi ora, rendevano la casa calda e accogliente, gli odori della “preparazione” e gli “umori” dell’attesa, aumentavano la temperatura, goccioline di sudore mi cadevano nella scollatura, e il vestitino era attaccato ai miei capezzoli già turgidi. Adesso è estate e cucino un ricco cous cous vegetale, mentre tagliuzzo, impasto e bevo vino, ti sento respirare, non dici nulla, perché in realtà tu non esisti qui con me, non ci sei. Mi avevi regalato un ciondolo con uno scarabeo azzurro, mi avevi detto che portava fortuna. Perché? Ne avevo bisogno? Forse sì, dopotutto lì, in quella Tonnara malefica avevo bisogno di una botta di culo! Adesso che non c’eri più.

In quel pomeriggio di pioggerella estiva, Fiamma avrebbe potuto scrivere tante cose. Avrebbe potuto scrivere di tutto, avrebbe parlato della Tonnara, di Luca, della sua lenta e molle vita, ma restò in silenzio a cucinare, restò in silenzio a pensare, non disse una parola. Fiamma voleva solo le sue mani, voleva solo il suo respiro su di lei, voleva solo sentire il suo battito aumentare, voleva solo lui, solo Luca.

Sapevo di voler ritornare alle origini, alla natura e a quell’erotismo bucolico che avevamo assaporato insieme, ma quando tornasti da Roma e mi prendesti sul prato del nostro giardino, era già tutto finito, io avevo ancora il grembiule della cucina e le pantofole, ma tu non resistevi, mi corresti incontro, mi stringesti le guance, avvicinandole per un bacio che non mi desti mai, mi mettesti una mano sulla fronte, con le dita che scivolarono subito sulla testa e tra i capelli, come una morsa, una tenaglia, un braccio meccanico che mi spinse giù, e che poi tirasti su, di fretta e furia, mi sentivo un burattino inerme, che elemosinava le movenze corrette, tu stavi su un altro pianeta, mi girasti quasi subito, mi adagiasti su quell’erba umida, ecco! Quel che restava di quella giornata “spesa” ad aspettarti alla finestra.

Voglio essere lucida, come lo specchio che ho di fronte, chiara come l’acqua che ti ho donato ogni volta, limpida come i pensieri del mattino, quando tu eri accanto a me. Ma non ci riesco, tu, adesso, sei solo frustrazione, assenza e solitudine. Scendo in paese a comprare delle focacce calde, lo sai, lo sai che il panettiere vuole portarmi a letto, ma te ne sei fregato, mi hai lasciato da sola, con il tuo profumo stampato sulla pelle, sola nel silenzio di quella casa e di quell’isola, governata dai tonni e dal pesto al basilico. Prendo la bicicletta, respiro il vento del mare, che tira dalla spiaggia della Bobba fino alle mie narici, è il tramonto. Mi sono detta che stiamo affondando, ma tu mi hai riso in faccia, mi sono detta che ci stiamo polverizzando, ma tu hai risposto dicendomi di quanto fossi teatrale, e che dovevo darci un taglio.

Mi sono appena fatta una doccia, sapevo di cipolla e curcuma e non volevo presentarmi a lui come una pietanza da cuocere o quasi! I miei shorts di jeans e la mia maglietta scollata volevano dirgli quanto fossi sexy, o per lo meno tentavano di comunicarglielo. Alla fine mi sentivo semplicemente sola e volevo un po’ di compagnia, poco importa se ai piedi avevo le Mephisto ed ero senza trucco, ma sotto sotto sapevo che non poteva resistermi, sapevo che avrebbe annusato i miei capelli lunghi fino al sedere, capelli neri, che avrei sciolto per lui, come in una danza rituale o come un siparietto improvvisato, sapevo che avrebbe gustato l’odore etereo dell’Eau de Rochas, sapevo che ci saremmo amati sul retro del negozio, mentre i clienti facevano la fila per taralli e panini caldi, sapevo che mi avresti chiesto di lui, del fatto che mi avesse lasciato da sola per l’ennesima volta, e che tu non lo avresti mai fatto, che mi avresti sposata con l’abito bianco, i confetti e le bomboniere, ma io adesso volevo solo che tu, panettiere isolano, facessi l’amore con me, perché mi conoscevi da quando avevo quindici anni, perché mi conoscevi nei miei periodi rosa e nei miei periodi neri, perché avevamo fatto il bagno a mezzanotte, perché mi avevi visto piangere e mi avevi abbracciata, perché da te volevo solo questo: protezione, amore, carezze, lingua, volevo solo che mi facessi venire velocemente, senza se e senza ma, senza un oggi e senza un domani, volevo venire respirando quell’aria famigliare, accogliente, volevo venire toccando i tuoi bicipiti caldi di forno e la tua pelle che profumava di farina doppio zero e lievito. Ti chiesi di venirmi dentro, perché ti eccitava quando te lo sussurravo all’orecchio, e sapevo che mi avresti sempre aspettata in quel retro bottega umido e rumoroso.

– Non ti sembra che sia un pensiero troppo audace forse? Frena Fiamma chi ti credi di essere, adesso riprendi la bici e vattene!

Era sera, lui le chiese di restare, ma lei preferì tornarsene alla Tonnara da sola, guardando solo la strada che era sempre davanti a lei, solo un po’ più buia.

DOGMA#32

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A maggio il profumo delle rose è intenso. Fiamma sentiva sulla pelle ambrata la trasformazione di quella leggera brezza, che da fresca, si faceva sempre più tiepida e calda. A maggio ripensandoci erano nati tutti i suoi “amichetti”, tutti nati sotto il segno del Toro, e credetemi, ogni riferimento è puramente casuale! Maggio n° 5 è l’anticamera dell’estate e delle fantasie che la infiocchettavano, le sembrava di andare a letto con questo mese e mettersi sulla pelle solo cinque gocce della sua migliore rugiada![…]

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Immagine: Will Barnet, Atalanta from 27 Master Prints, 1979, USA.

LA PAROLA DI F.

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L’anno era il millenovecentonovantasei, il terzo delle superiori e l’ultimo dell’innocenza, che era già stata perduta, forse, quasi, probabilmente, boh!
– Tranquilli non l’aveva ancora data! Anche se, quotidianamente, grazie anche all’aiuto di Miss Fiamma, suo amante formidabile! Assecondava, portando al culmine, quei brividi pruriginosi tra le cosce!
– Ancora tu Esserino ignobile e viscido? Sparisci dal mio orecchio destro! – Fiamma visse quell’anno che chiudeva il triennio delle superiori, raccogliendone frutti e cibi sacri, come la manna dal cielo! E come l’ambrosia! I numeri, quanta magia possono contenere, quanti misteri possono celare! […]

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Anche le mie donne non hanno paura di volare…

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Il punto però è un altro. Con poche battute l’ha immortalato Lidia Ravera, la celebre autrice di “Porci con le ali” e che ora sigla la prefazione della riedizione di un classico: “Paura di volare” di Erica Jong, un vero e proprio manuale di libertà, più che di erotismo, riedito da Bompiani a quarant’anni dalla prima edizione americana (1973). Il punto, come osserva Ravera, è che rispetto alla Jong le eroticissime scrittrici contemporanee «non raccontano la vittoria di una donna su se stessa, la sua conquista del desiderio, della libertà di sperimentare, raccontano il piacere di soccombere, la voluttà dell’obbedienza, lo strapotere del maschio miliardario e sadico».

Scrivo le storie di una donna e di tante donne. Non parlo di sottomissioni, ricatti, sotterfugi e liberatorie da firmare! Sì, talvolta, ho utilizzato l’amore Kinky nei miei racconti a scopo, come dire, “funzionale” a un certo tipo di ricerca del piacere! Amore Kinky sempre soft e “mooltoo diluito” per intenderci 😉 Alcune persone intraprendono “strade diverse”, non “perverse” per incontrare lui, “Le grand O” delle mie avventure, e l’orgasmo è una declinazione della propria psiche, con precise desinenze. Sempre nei limiti dell’attuabile! Non sto qui a redigere un muro, tra quelli che sono d’accordo con le 50 sfumature, e gli scettici posti al di là di questo, ma un punto fermo devo metterlo. Parlo innanzitutto di donne indipendenti e consapevoli, energiche e ottimiste, coraggiose e poco disponibili a scendere a compromessi. Donne che in giro non si vedono quasi più per farla breve! Parlo di solidarietà, di sfoghi infiniti quando si beccano uomini sbagliati, che per me non sono mai sbagliati, ma piuttosto che  hanno “esaurito la carica!”. Insomma io scrivo storie d’amore, in bilico tra il feuilleton e l’Harmony tutto rosa, tra la Lyala rispolverata e la Jong più agguerrita, tra l’ Anais Nin d’annata e le cose non dette. Ma non tra l’ Anastasia Steele e le cazzo di catene! No, quelle no!