I have my freedom but I don’t have much time

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Ho deciso di non avere fretta, voglio prendermela con calma, senza stress. Voglio tornare a casa, togliermi le scarpe, infilarmi i vestiti più comodi del mondo e ciondolarmi sul divano blu con la mia tisana al miele, aspettando la tua chiamata, aspettando che ti fai vivo, perché dopotutto è quasi venerdì sera, e non puoi lasciarmi da sola. Ho deciso di respirare col diaframma, col metodo yoga, senza incamerare aria nello stomaco, inspirando dalle narici ed espirando dalla bocca,  c’è il tuo profumo sul divano blu, prendo un cuscino lo avvicino al viso, lo spingo contro la faccia, voglio uccidermi, o voglio baciarlo?  Lo abbraccio, inalo forte il sapore che hai lasciato sopra. Ho un altro attacco di panico, non posso comportarmi così, non posso impazzire se tu non mi chiami, non posso starci così male. Ho deciso di parlare, mi alzo e parlo: con lo specchio, con la libreria, con la scrivania, con il frullatore, blatero sciocchezze, mi atteggio a donna forte, sicura, emancipata, indipendente, improvvisando un’arringa per tutte le donne vittime dei loro uomini, per tutte le donne che non hanno bisogno di loro, della loro presenza, della loro protezione.

Mi preparo una maschera all’argilla e al limone e mi accendo una sigaretta, alla Tonnara non c’è nessuno, il Panettiere non mi fa più effetto, si è scaricato, imploso come un soufflé, lui non riesce a spiegarsi questo mio cambio di rotta così repentino, ma si sa, la lievitazione ha i suoi tempi e poi c’è la cottura e finisce tutto, pouf! Vorrei scrivere sulle dinamiche e concatenazioni del pouf, sulle cose che svaniscono, sulle emozioni che si perdono e che si sgretolano ed è normale tutto ciò, come se tutto quello che hai vissuto prima non fosse mai esistito, come se quell’amore, quell’orgasmo, quella vita a due non fosse nulla, pouf, via, cambio di pagina, e tutto ciò è normali, non ti stupisce, non ti scuote, un mare di olio che appiattisce ogni cosa. Non è il mio caso, o forse sì, si d’accordo, vivo tutto in modo totalizzante, pieno e autentico, ma riempio di significati qualsiasi scatola e mi piace che sia io ad aprirla ogni volta, prendendo solo quello che mi va.

Il Panettiere è un osso duro come si dice, e non molla la presa, stavo in vestaglia, a piedi nudi e girovagavo per la Tonnara, con i Faith No More sparati a mille, non avevo sentito la porta e me lo ritrovo tutto ripulito e ben messo sotto il patìo, con quel sorrisino stampato di cui interpreterei il significato anche a 1 km di distanza. Ancora tu, sì ancora tu che vuoi scopare, perché sai perfettamente che ti uso solo per il sesso, che ti uso solo nei giorni brutti, nuvolosi, uggiosi della mia anima, eppure tu vieni qui da me tutte le volte, ti tratto male, ma in realtà tratto male me stessa, perché mi faccio pena, pena perché non so reagire, non so svoltare l’angolo e cambiare strada, non so decidere, sono preda dei dubbi e uso il sesso per purificarmi, sì, l’orgasmo è il mio fottuto Nirvana. E tu sei solo un essere illibato e autentico che corre in mio aiuto tutte le volte.

Scendo le scale con passo felpato, mordicchiandomi il labbro inferiore, mi sposto i capelli di lato per aprire la zanzariera, lo so, lo so che ti faccio morire, finalmente entri in cucina, faccio qualche passo indietro, mi giro voglio un bicchiere d’acqua, apro il frigorifero, mi dai un bacio sul collo, sei felice di vedermi, lo sono anch’io dopotutto, sì, voglio stare bene, almeno per tutta la serata, voglio un piccolo tagliando di felicità, voglio un giro sulla giostra, voglio un ticket buono-pasto. Ho ancora la vestaglia di spugna, è morbida, bevo l’acqua, mi guardi; guardare è il primo approccio che hai con me, il primo step della scaletta, slego il laccio che mi cinge la vita, fa parte del rituale, sono rilassata, sotto non ho nulla, lascio la vestaglia sbottonata, quel vedo non vedo che ti porta in paradiso, sorridi imbarazzato, lo so, sono sfrontata, ma sono al sicuro con te, mi fido, ti conosco, è come guardare per la seconda volta lo stesso film, e scoprire che finisce sempre bene, che c’è sempre un lieto fine, è difficile da spiegare, ma nei nostri rendez-vous apro una scatola, che è chiusa dentro di me. Una scatola che apro solo per te, e improvvisamente scopro di amarti, come si amano le piccole cose, i piccoli gesti quotidiani, come bere l’acqua, come mangiare il pane.

Ho bisogno di rafforzare il mio carattere di non perdermi in questa miriade di identità, di sdoppiamenti, di mode, di stili, io ho un modo di essere unico e personale che si libera solo quando sto bene con una persona, ho bisogno di esprimere me stessa attraverso il corpo. Lì, non ci sono barriere, atteggiamenti trend, stereotipi, giusto e sbagliato, lì ci sei solo tu ed io, e bisogna capirsi profondamente e bisogna dedicarsi e bisogna arrendersi. Siamo seduti al tavolo della cucina, le mie gambe distese e accavallate sono sopra le tue cosce, mi accarezzi le caviglie, ho sete ancora e continuo a bere, mi accendo un’altra sigaretta, con la mano risali, mi aspetto che fai in fretta, perché non resisto, voglio le tue dita su di me, ti fermi dietro il ginocchio destro, fai il gesto di scavare qualcosa, sentire le tue mani calde sulla mia pelle mi porta ad abbassare la testa e a respirare forte, le mie dita scivolano tra i capelli sciolti che sono abbandonati, sento che mi sto abbandonando, che mi sto arrendendo, che mi sto bagnando di una fresca acqua, di un’acqua che sento scendere, inumidirmi. Tu conosci la strada, ti fai largo, con un gesto mi apri la vestaglia, scoprendo i seni che baci subito, perché sai l’effetto che mi fa e succhi forte il capezzolo destro, stringo per un secondo le gambe bloccandoti la mano, la tua bocca è ora sulle mie labbra, ti sento tantissimo, ti sento chiaramente, ogni azione, ogni leccata, sento il medio e l’anulare, la saliva che scende, l’acqua che esce, i tuoi versi che sono soffocati dalla mia fica che hai in bocca.

Non riesco a parlare e a dire nulla, posso solo sentire, posso solo vederti tra le mie gambe che mi fai questo, che mi fai stare bene, che mi ami, che mi desideri, e le parole sono inutili, perché ci disturbano soltanto. Le tue dita a gancio dentro di me, mi prendono e mi trasportano altrove, in un mondo che voglio a tutti i costi raggiungere, perché  così mi sento meglio e le nuvole vanno via e il grigio diventa bianco e torna il sole che è caldo e riscalda. Inizio a sentirti ancora di più, è un crescendo in gradazione, inizio a vibrare, ma lui mi vuole, lui, il Panettiere entità distaccata, artefice, creatore, mi prende, mi fa alzare, sono quasi stordita, con la vista annebbiata, poggio le mani sul tavolo, un piede sulla sedia, inarco la schiena, mi sposta la vestaglia, mi prende il seno, mi morde il collo, lo sento benissimo, e dopo il riscaldamento ancora meglio, ora è tutto in discesa, entra ed esce come piace a me, tre colpi profondi e uno lieve, tre colpi decisi e uno dolce, così fino al precipizio, fino alla porta di quel mondo dove gli abitanti siamo solo noi due, senti tutto anche tu, amplifichi i miei brividi usando le unghie che scivolano sui miei fianchi, dita che accordano il piacere con i capezzoli, mi senti che ti stringo, mi senti che sono avvinghiata a te e che non puoi lasciarmi cadere, ti dico di andare piano, perché mi sono distratta un secondo, mi tiri i capelli mi dici qualcosa all’orecchio, che sono bellissima, che sono tua, che ti faccio impazzire, mentre sto per venire è come se ti sfuggissi tra le mani, mi aggrappo al tuo collo per non cadere, e mi stendo sul tavolo e mi alzi il culo e mi posizioni come piace a te ora, le mani sui miei fianchi regolano le spinte, ci affondi le dita, mi prendi quasi a pizzichi, mi piace sentire un po’ di dolore, lo sai, mi apri ancora di più le cosce, sono stremata voglio venire, ma ti fermi proprio sul ciglio, lo fai di proposito, è una frustrazione che poi non mi fa controllare, che mi trasforma in qualcosa che non so gestire, ma ci sei tu con me, e questo mi basta, almeno per stasera. Domani il cielo si oscurerà di nuovo e scenderà tanto grigio, ma poi busserai alla mia porta ed io ti aprirò con una vestaglia bianca.

 

viviennelanuit©

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