Solo un po’

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C’è sempre una festa alla base di tutto. La perdita di orientamento quando si entra in un locale e guidi tu la fila avete presente? Quella sensazione di dirigersi verso un precipizio. Lo stordimento di quando si tenta di parlare all’orecchio di qualcuno quando la musica è “a palla” o quella di urlare da una montagna, senza che nessuno riesca mai a sentirti. Riconoscere i propri limiti e superarli, andare oltre i colori leciti, rischiare senza aver timore di rendersi ridicole. Frasi fatte, cose dette e mai attuate, sensazioni sospese, che ti lasciano l’amaro in bocca. Vietato lasciare l’amaro in bocca, soprattutto ad una donna! C’è sempre una festa alla base di tutto, l’energia che si sprigiona quando si è allegri, la convivialità, il cicchetto di troppo, il buon vinello, la musica e le risate dovute. Che fossero tutte strumentalizzazioni occulte? Fiamma farfugliava pensieri sconnessi in quel pub, davanti un piatto di salamini, e davanti ai suoi trent’anni e più.
Si chiedeva se fosse mai esistito, un fine ultimo nel sesso, così, come ad una festa. Dopotutto una festa è una cosa inutile pensava. Le vennero in mente, irrompendo quasi di forza, dei pomeriggi trascorsi a casa della sua amica Carola. Lì, tra quelle mura capitava sempre qualcosa di insolito, quando varcava la porta, si ritrovava catapultata in un torpore diffuso e ovattato, i maligni avrebbero bisbigliato da festa stupefacente, beh, nulla di più vero, sicuramente fluttuava in atmosfere quasi oniriche, come quando era preda di un Orfeo generoso che le faceva dono dei sogni più dolci e delle fantasie più audaci. Un bordello direste voi? Con toni meno grezzi, sì! Capitava di tutto, e sempre in occasione di qualche festa totalmente inutile e civettuola.
A diciassette anni hai un coraggio da leone, ma, piuttosto, sei come “Daniele nella fossa dei leoni” accerchiata, sorvegliata speciale dal non fare passi falsi, se poi avevi avuto la fortuna di sperimentare i primi ardori di trovarti nella condizione ideale di poter fare qualsiasi cosa, rispettando quella esaltante espressione che: “da giovani si è immortali” eri nel ventre della vacca! No, cazzo, non avevo paura di mettermi il collirio negli occhi, o di ingoiare una pillola, non avevo paura di bussare alla porta di qualcuno che temevo, i miei occhi erano spalancati, e la pillola la ingoiavo di colpo e sapevo cosa dire a quello che stava al di là della porta. L’amichetto di adesso, le chiese perché stesse ridendo, pizzicandole la mano, lei continuò a mangiare il suo piatto di salamini piccanti.
Le venne in mente, Fiamma, giovane donna, consapevole delle sue scelte, sicura di sé, dei propri gusti, dei propri piaceri, che non cercava conferme da nessun uomo, che si sentiva bella, femmina e provocante. Pericolosissima.
-Ci vediamo oggi pomeriggio alle tre, portate chimica giusto per far vedere
Le scrisse Carola con un secco sms. Valentina l’aspettava puntuale, era la sua migliore amica, aveva condiviso compiti, interrogazioni, lacrime, tutti i pomeriggi o quasi di quegli anni molli, lenti e infiniti. Aveva condiviso anche Luca con lei! Carola abitava alla fine di una strada di campagna, una strada costiera immersa nel verde di pini mediterranei, edere e ortensie, in una villa dal gusto decadente con un panorama mozzafiato. Fiamma si ricorda di come, a quel tempo, associasse strade e case ai romanzi che aveva letto, ebbene, casa di Carola aveva quel sapore tardo ottocentesco da Marchese di Roccaverdina. Una aura naturalistica alterata ad una vegetazione insana e pesticida, groviglio di peccaminosi incontri con fattori di basso rango e contadinelle disinibite e senza mutande!
-Ci vediamo un film?
Carola, adolescente disadattata e completamente outsider, era una ragazza fuori dagli schemi, fuori da qualsiasi convenzione o struttura. Per Fiamma era la follia fatta donna. Fiamma l’adorava, già a quella età aveva un carisma ed una sagacia degne di una over quaranta, ma soprattutto quello che le piaceva di lei era lo spiccato femminismo, l’appoggiare sempre la causa femminile, il non tradire mai lei o Valentina per beneficiarsi della compagnia di un uomo. Il film in questione era un film erotico di tale Aristide Massacesi. Carola lo aveva sgraffignato al fratello trentenne, (del quale Fiamma era segretamente innamorata, tanto per cambiare) lo videro in camera sua.
L’eccitazione era altissima, l’idea che di lì a poco sarebbe venuta sul suo letto le provocava un brivido. Fiamma ricorda ancora di quando, Manolo, si tuffò in piscina per recuperarle un anello cadutole sul fondo e di come estasiata lo guardasse con occhi da Lolita. Ah, se solo le avesse fatto un qualsiasi ed impercettibile, cenno di adesione, Fiamma gli avrebbe dato tutta se stessa all’istante! Ma purtroppo per lei, non accadde nulla! L’amaro in bocca, insieme all’asciutto bagnato della piscina!
Fiamma sul letto, Valentina su una sedia a dondolo e Carola a terra sul tappeto. Che amplessi favolosi quel pomeriggio di fine anno scolastico. Il film era ambientato in campagna, una scenografia che intrigava Fiamma, quel vedo non vedo, il coito penetrato scostando le mutandine, un fienile, l’essere presa con sorpresa, immagini visualizzate e subito tradotte in piacere. I loro pomeriggi qualche volta trascorrevano così, nessuno sapeva di quello che facevano, il mondo era chiuso fuori la porta, in quel giardino fatato di Carola, solo folletti ed innocui esserini fiabeschi!
– Stasera vengono anche Omar e Toni, faccio venire anche Luca?
– Carola sai come la penso, Luca è deleterio per il mio sistema nervoso
– Sì, come vuoi tu, ma non voglio che resti sola, ci mangiamo una pizza e poi già sai!
– Poi cosa mi resta Carola? Un pugno di mosche in mano!
– Prendila così, sicuramente, qualcosa di più ti resterà in mano! Ma non ho dubbi sulla tua perseveranza! E poi è lo stesso per me, cioè Toni, mi fa star bene, ma è un passatempo, un delizioso giochino, un sollazzo pomeridiano, un sex toy! E poi, si era detto fin dal principio: se si gode, niente rimorsi! Perché Luca ti fa godere e questo l’ho visto con i miei occhi, quindi zitta e non rompere.
Atmosfere bucoliche riecheggiavano sulla sua pelle, paesaggi silvani rinfrescavano il piacere che sentiva salire, echi D’Annunziani si facevano largo prepotentemente, trascinandola in quel trou di godimento, che le sue dita sollecitavano, sempre più velocemente. Indice e medio che si alternavano freneticamente, pollice e indice che le strizzavano i capezzoli, gambe tese, piedi ripiegati. Risoluzione.
– Andiamo a comprare il beveraggio
Carola si portò le dita alla bocca asciugandosele
-Tu farai una brutta fine, Carola, ogni giorno che passa ne sono sempre più convinta
-Come sei pessimista, qualsiasi fine farò voglio che mi accompagni tu, promettimelo
-Sì, ti accompagno io, adesso ricomponiamoci, che il supermercato chiude, sennò
Fiamma non aveva nessuna voglia di vedere Luca, ne tanto meno di spassarsela con lui. L’ultimo loro incontro risaliva a due settimane prima, era stato uno stronzo, come al solito, per intenderci, Luca la faceva godere, godere come nessun altro, e Fiamma era lucida nelle sue conclusioni verso di lui, ma se stasera da Carola avessero scopato, dopo sarebbe stata male per altre due settimane. Luca non era l’uomo per lei, però la prendeva in un modo, e il suo profumo addosso, Fiamma, non riusciva a lavarlo via.
– Non posso farlo, Luca non insistere
-Sai che mi fai morire quando hai…
-A me non va, mi fa male
-Ma se ti faccio urlare il triplo
-Ho bisogno di te, ho bisogno di sentire quel calore che è ancora più intenso, ho bisogno di averti in tutti i modi
Ebbene sì, anche in quel modo; stavano insieme anche quando c’era il divieto rosso!
Che cos’è un ossessione? L’ossessione è una cosa che Fiamma non augura a nessuno, neanche al più acerrimo dei nemici, ma non era la morte quella? La gola le si stringe, non riesce a respirare, ha un groppo che non si districa, non riesce a trovare pace, forse la morte sarebbe una liberazione, e Fiamma l’aveva provata in più di un occasione, l’ossessione, non la morte! Al sonno eterno aveva dato forfait a più di un appuntamento.
Fiamma riusciva a provare piacere solo con un uomo. Un uomo che non era il suo, che non frequentava mai, eccetto che per scopare, un uomo che la faceva raggiungere le estremità più impervie del piacere, un uomo che era anche la sua prigione e la sua condanna a morte. Fiamma era segregata in una Rocca di San Leo, ma a differenza del furbo Cagliostro era priva del potere dell’invisibilità e camminava in cerchio in quella stanza, sentiva il bisogno di toccarsi, ma voleva le sue dita, cercava disperatamente il suo umore, ma non lo trovava, e quel profumo, Roma Uomo. Un pomeriggio di rota altissima, fece il giro di tutte le profumerie, fin quando finalmente lo trovò, e come in crisi di astinenza, si chiuse a chiave nella sua stanzetta, scartò la confezione con cura, assicurandosi di non essere vista e, come il più prezioso degli elisir, se lo spruzzò addosso ed ebbe così, uno degli orgasmi più forti, senza aver bisogno di lui.-
– Dove sei?
-Sto ancora allo studio
-Io non ce la faccio, ho speso più di cinquanta euro solo per sentirti
-Stai ricominciando a dare i numeri?
-Luca io ti voglio troppo, non riesco ad acquietarmi, mi sono toccata tre volte e solo dopo che ho comprato il tuo profumo, perché mi lasci sola?
-Ma ti rendi conto che non possiamo passare tutto il giorno a scopare?
-Perché no?
-Perché, non reggo i tuoi ritmi
-Non depone a tuo favore questo, lo sai? E poi, dillo a quella secca biondina coi denti storti, che hai al tuo fianco, quanto ne hai abbastanza, sei volte di “abbastanza” mi hai dato l’altra sera
-Basta, devo andare
-Aspetta, scusami, scusa davvero, non volevo, sai che non sono gelosa, ma lei ti ha lì, tutto per sé ed io devo elemosinare e raccogliere le briciole
-Ma perché, perché voglio fare l’amore con te, ore, minuti e quarti d’ora? Perché mi concedo a te in modo pieno, appagante e totalizzante? Perché sono una femmina che vuole pulsare, mica come quella frigida che hai per fidanzata! Che rimane paralizzata a letto o aspetta che la tocchi, perché non ha ancora passato la fase dell’adolescenza?
-Sei tu l’adolescente, ti ricordo
-Sono colpevole, lo so, sono colpevole di vivere e di ribollire d’amore
Erano le undici passate, mi ero appisolata sul divano, la casa era deserta, i miei erano fuori e potevo fare quello che volevo, avevo bevuto un pochino e la stanzetta murata mi girava intorno, girava tutto, ma scattai subito dal divano e mi precipitai alla porta, era lui, era Luca. Presi le chiavi, tolsi le mandate, strattonai il chiavistello, Luca era lì, con un mazzo di orchidee in mano.
-Mi hai fatto avere un erezione, mentre stavo a telefono con te lo sai? Non devi parlare quando siamo lontani, non riesco a gestirlo, è così da quando ho attaccato, dalle quattro di oggi pomeriggio. Luca le afferrò la mano per farglielo sentire, ma Fiamma già stava su di lui e si inginocchiò al suo cospetto, quasi venerandolo, quasi ringraziandolo, per essere lì, soccorso in suo aiuto, a lenire il suo dolore. Luca stava ancora lì, tra le porte dell’ascensore, non gli aveva dato un minuto, gli abbassò i pantaloni, Luca si mantenne, le orchidee le caddero sul viso, quasi omaggiandola di tanto ardore, fin quando la sua bocca non lasciò nessuna traccia. Con cura, Fiamma gli sistemò i boxer, raccolse qualche orchidea da terra e se la fissò ai capelli.
Luca, prese la sua faccia, le strinse le guance.
-Hai il mio sapore in bocca, lo sai?
La prese in braccio, la portò in casa, chiuse la porta. Fiamma era in estasi, estasi perché era venuto a cercarla di nuovo, estasi, perché glielo aveva dato ancora una volta, estasi perché lui era il più potente degli oppiacei e non poteva farne a meno. Questo aveva raccontato a Carola, ecco perché, voleva restare da sola, senza di lui, in quella solitudine che a volte la faceva stare bene e altre volte la avvinghiava in una morsa stretta e la lasciava senza respiro. Fiamma si era interrogata più volte sul fine ultimo della loro relazione, e la parola magica era il sesso. Il sesso fatto a tutte le ore, in tutte le condizioni (mie per lo più), il sesso fatto come se non ci fosse un domani, come se l’Apocalisse venisse a trascinarli in un black hole infinito. Alla fine dei conti, Fiamma sapeva ben poco di lui, era più grande di lei, per fidanzata aveva una secca biondina coi denti storti, i genitori divorziati e forse gli piacevano anche gli uomini. Non conosceva altro, o meglio non voleva conoscere la sua quotidianità, la sua routine, non voleva che le raccontasse le sue paure, ansie e aspettative per il futuro ecc., voleva solo che la scopasse, come lui sapeva fare, in quel modo stop and go che rallentava il suo orgasmo, e che la obbligava a non controllarlo più. A Luca, avrebbe voluto dire tante cose, ma Fiamma aveva comunicato con lui, attraverso il suo corpo, e attraverso la sua carne, e attraverso quella elettricità che si innescava quando i loro corpi si sfioravano. Non potevano dirsi: per sempre, non potevano dirsi nulla, ma poteva dirgli che in un modo essenziale, reale, empirico, sul quel presente, su quell’oggi, su quegli anni, su quel tempo preciso e dettagliato l’ aveva amato, e adesso che non era più tra le sue braccia, sentiva la sua voce che le diceva di seguirlo al mare, e lei si perdeva in quella spuma chiara, bianca e densa.

viviennelanuit©

Mina, E poi, Frutta e Verdura, 1973.

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