Angry day

Standard

Ci ritroviamo sempre allo stesso punto, non riesco a vedere la fine della galleria, è un ripiombarci continuo, è toccare l’idolo d’oro e tornare indietro, calpestare il prato in salita, pieno zeppo di fiorellini di campo ed essere inondati improvvisamente di acqua stagnante, senza poter avere la forza di rialzarsi, perché il fango ti tira giù, e la melma ti si avvinghia, senza poter urlare perché dalla tua bocca esce solo roba verdastra, e tu ti senti sporca e vuoi fare una doccia. Ci ritroviamo sempre allo stesso punto, senza aver mosso un passo, rigettati e respinti, il marciume ci dà una tregua di tanto in tanto, e siamo anche felici di crogiolarci su quell’oasi felice, ma la rabbia è lì, dietro l’angolo e sappiamo che ci farà visita prima o poi, ma l’incomprensione è lì, proprio dietro quella porta che teniamo serrata, e che evitiamo di guardare troppo, altrimenti si spalancherebbe in un batti baleno, cacciando fuori tutti i mostri e i fantasmi della nostra storia, come quell’ aggeggio acchiappafantasmi del miglior film di Reitman!
–Basta immagini nerd anni Ottanta, Fiamma! Stai parlando di cose serie, e non perdere il filo, concentrati!- La rabbia, potrebbe essere un buon pretesto? Dietro la scorza brillante della bellezza si cela tutta l’insicurezza della modernità, ed io mi sento così insicura a volte, che tento di aggrapparmi alla vita in tutti i sensi: graffiandola, afferrandola, sradicandola, pretendendola. Eccoci qui, il soffitto della mia stanza, la mia stanza troppo cresciuta per me, che mi dice di andar via, di scappare il più lontano possibile,
Ancora profumo di tonno e basilico, sabato ho fumato un pacchetto di sigarette, ho fumato troppo, ogni sigaretta accesa era un inganno al mio cervello, al quale ripetevo: -Fiamma non stai fumando, è solo l’ultima, poi domani ti bevi acqua e limone e ti depuri, adesso goditela, non pensarci-
Troppe volte, mi sono detta: “è l’ultima volta”, “non lo farò più”, i buoni propositi, le scelte giuste, il rigare dritto, l’espiazione, la disintossicazione dell’anima, la purificazione, l’ordine, la famiglia, la gente da tenere alla larga, gli equilibri funanboleschi, l’apparenza, il matrimonio, la vita strampalata, i viaggi in giro per il mondo, l’incompatibilità con l’ordinario, la consapevolezza che un bel giorno avrai la tua cucina e inizierai a cucinare tutti i giorni, già, a cucinare tutti i giorni!
Non vedevo Yannick da un paio di mesi, era sopravvissuto alla lontananza, sempre biondo, occhi azzurri, era giallo a dire il vero, ed io troppo nera, troppo terrona, vicino a lui mi vedevo come una provinciale che si metteva i vestiti buoni per la domenica, mi vedevo una bracciante che raccoglieva pomodori d’estate a 50 centesimi l’ora, che ne so, ma ci piacevamo, ed io gli corsi incontro, aprendo il cancelletto di fretta e furia, perché temevo che cambiasse idea e riprendesse la nave e mi lasciasse da sola, tanto riesaminerò tutto a settembre, adesso è estate e non ci voglio pensare. Non riconoscevo la Tonnara, non era più quella dell’anno passato, aveva assunto i connotati di una vecchia megera, che se ne stava rintanata in un angolo a cucire e a parlar male di me, cercavo di ignorarla, ma niente, me la ritrovavo in quel piccolo cubicolo che si era ritagliata, a farfugliare parole senza senso, una volta si punse con l’ago, e io quasi di scatto, come se stessi aspettando un suo cenno di esistenza, le porsi subito un fazzoletto, un fazzoletto bianco sul quale non vidi cadere neanche una goccia di sangue. Lasciai la cucina a Yannick, cucinava sempre lui quando veniva a trovarmi, come un rituale: apparecchiava, metteva l’acqua sul fuoco e mi versava un bicchiere di Passito, ed io me ne stavo seduta vicino la megera, fumando una sigaretta, e indirizzandole il fumo in faccia. Guardare gli uomini prima di “consumare” mi ha sempre eccitato, cerco di concentrarmi, scatto una fotografia, un percorso da seguire per arrivare al mio orgasmo.
-La vedo diversa la Tonnara, hai fatto dei lavori?-
-Anch’io la trovo diversa, l’estate ci mette tempo a carburare, ti aspetti sempre che prenda una piega immediata, e invece…-
-Ultimamente non ho molta voglia di scopare, lo sai?-
-Questo è grave, ho preso una nave, per copulare con te, che storia è questa?-
Yannick, sghignazzava a fior di pelle, mentre mi sbaciucchiava il collo.
-Adesso stai pensando alle tue situazioni sospese: Luca, Robi, il Panettiere, a proposito hai preso le focacce al tonno e pesto?-
-Te ne sei andato in Thailandia, Yannick, mi hai lasciato da sola-
-Che potevo fare? Tu vuoi il pacchetto completo:sesso sfrenato più volte al giorno, l’esclusiva sul gender, vita a due, figli, l’anellino… poi stavi con Robi, io c’ho provato spudoratamente, poi sono partito per altri lidi-
Risi, di una risata sconnessa e grassa, come se avessi bevuto un bicchiere d’acqua e l’avessi sputato di colpo.
-Yannick, ti ricordo che alla quarta volta in una giornata, mi pregasti di farti una bistecca al sangue! E comunque hai apprezzato questi lidi? Erano piacenti? Accoglienti? La prospettiva era profonda? Riuscivi a scorgerne il mare, da lontano?-
-Conosci il soggetto, ha solo un bel culo, ho dovuto integrare l’amplesso con scenari opzionali, mi si abbassava in itinere, Fiamma!
-Aglia! Non va bene!
-Capitolo chiuso, comunque, sono qui con te, adesso, perché sei sempre tu il mio approdo sicuro, la mia isola felice, la mia Venere mora di Botticelli, la sinuosa Fiamma che illumina la mia vita.
Yannick, affondò la testa tra le mie cosce, tirandomi per i fianchi e annusando i miei umori, mi alzai dalla sedia, la megera ci stava guardando e dovevo spegnere la sigaretta.
Start and rewind, senza passare per lo stop, di corsa, ecco la mia vita sentimentale, la mia irrequietezza, la mia febbrile pruriginosa voglia di sesso, il mio chiodo fisso, il primo pensiero della mattina, prima del caffè, della sigaretta, della pipì.
-Mi devo dare una calmata, ho pensato di farmi rinchiudere in una di quelle cliniche per un rehab, che ne dici? –
– Io ti lascio parlare, sfogati, ti faccio da psicologo, fa parte della nostra routine, è quasi pronta la pasta, andiamo a mangiare, dai.-
-Ci manca il sale-
-Cavolo!-
-Non sei italiano, è normale-
Ci stendemmo sulle sdraio fuori al patio, dormimmo per un tempo imprecisato, io mi risvegliai di soprassalto, feci un sogno pazzesco, ero circondata di topi, ratti grassi e feroci che volevano assalirmi, come l’orda pestifera di un pifferaio magico al contrario, – E basta coi pifferi, Fiamma!- In verità era la megera a guidarli contro di me, ed erano neri, e riuscivo a vederne i denti affilati. –Brutta stronza di una megera- le urlai, mentre correvo a gambe levate.
– Fiamma, tutto bene? Chi è la stronza megera?-
-Andiamo al mare va Yannick, ho bevuto troppo Passito-
La golden hour, l’ora d’oro del tramonto, della luce fantastica, Fiamma riusciva ad essere perfettamente in simbiosi con quella luce, perché era fatta della stessa sostanza del sole, del calore, del giallo dei capelli di Yannick, del tepore di Miss Pat.
Mi misi a tette di fuori, la spiaggia era deserta, l’acqua era calda, avevo le mutandine, facemmo una corsa senza mettere il costume, Yannick si fece largo fra quella tavola d’olio, sembrava un alligatore, una manta, un pesce che stava per agguantare la sua preda, mi venne da dietro, tirandomi i capelli.
-Oggi lo vuoi così, lo sento-
Sentivo il suo membro già pronto, lo toccavo, inarcai il culo, le mutandine ormai erano perdute per sempre nel mediterraneo, mi afferrò i fianchi, spinsi la testa contro la sua, lo sentivo tantissimo, con la mano mi stimolava il grilletto fatato, e con l’altra mi tirava un capezzolo.
Per le spinte, i miei piedi fecero un fosso nella sabbia, Yannick mi morse il collo, farneticava in un anglo-greco incomprensibile. Ammetto, fu difficile gestire quell’onda lunga post orgasmo, mi sentivo come se volessi uscire dal mio corpo, ma c’era una tenaglia che mi teneva giù, e quella tenaglia era robusta, forte, sicura, non mi avrebbe mollato facilmente, non credo.
Ci abbandonammo nudi sulla battigia, provati, ancora caldi, restammo in silenzio, mi trascinai ai pantaloncini per una sigaretta, -basta fumare, domani acqua e limone, domani dieta, domani niente sesso, purificazione, vita monastica-
-Fiamma, stop ok! I tuo pensieri fanno troppo rumore-
-Che dici, dopo passiamo dal panettiere? Prendiamo le focacce calde al pesto e tonno? Gnam!
Ecco! Mi scottai con l’accendino, come al solito.

©VivienneLaNuit

The Rolling Stones, Paint It Black, Aftermath, Decca 1966.

Un pensiero su “Angry day

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.