UNA GIORNATA PARTICOLARE

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Diego la aspettava all’ingresso principale, lei sbagliò uscita e si ritrovò dall’altro lato dove passavano i pullman. Fiamma era emozionata, confusa, eccitata all’idea di incontrarlo, di rivederlo, di toccarlo, di annusarlo.

-Ma proprio dove stanno i rumeni, dovevi scendere?

Mentre gli farfugliava delle risposte, sentiva la sua voce che tremava, era quella di una quindicenne alle prese con il suo primo appuntamento. Non stava esagerando? Aveva ventitrè anni, lei trentacinque, era  carino, dolce, tenero, inaspettatamente eccitante, ma era anche responsabile e deciso, che ispirava sicurezza e una certa dose di caparbietà per la sua giovane età.

Fiamma sapeva solo che gli piaceva punto! Era una cosa che sapeva solo lei. Era sua. Gli apparteneva e non faceva nulla di male.

-Ora ti porto in giro per Roma, una Roma che nessuno vede mai
Via dei Cotronei, bar del Fico, caffè, Sant’Eustachio, Caravaggio, il Pantheon. Fiamma si aggrappò a lui, e sentì subito Roma negli occhi.

-Ma non mi avevi detto che era una Roma privata e introspettiva? Qua i turisti ci stanno scamazzando

Il loro ultimo incontro risaliva all’estate, conobbe Diego a casa di una amica trasferitasi da poco nella capitale. Una sera durante un apricena, si avvicinò lui: non troppo alto, capelli neri cortissimi, un po’ stempiato, occhi castani, naso pronunciato, carnagione chiara lentiggini, bocca carnosa, espressione seria, e scrutatrice, un fisico asciutto, forse un po’magro, maglietta stropicciata color malva, jeans e sneackers ai piedi. Diego era un tipico ventenne senza troppe pretese, orgoglioso e fiero di essere studente di filosofia alla Sapienza, fumava una sigaretta, lei se ne stava rollando una.

La sua ingenuità lo rendeva estremamente fragilie e vulnerabile. In altri tempi Fiamma avrebbe controribbattuto cinicamente a quella sua premessa, così dannatamente scontata e banale. In altri tempi, però! Adesso, Fiamma sentiva il bisogno di proteggerlo, di curarlo come una mamma. Dopotutto la stava rimorchiando un ventitreenne, le era andata di lusso e non poteva fare la stronza.

-Ma come hai fatto a indovinare il mio status? E’ così evidente che sono in modalità beatnik?“

-Beh ti sto osservando da una mezz’oretta, te ne vai in giro con questa aria stralunata, ti avvicini ai gelsomini e li annusi, fumi tabacco, hai tanti bracciali, collane, non hai in mano uno smartphone, ti stai annoiando forse? E scommetto che non sei iscritta a nessun social network”. Rispose con una voce stridula modificata dalla timidezza.

Fiamma doveva stare buona, tutte quelle cazzate, le stavano solleticando il sistema nervoso primario, erano troppo un terreno fertile per mandarlo a fanculo!

-Tu, invece lasciami indovinare sei uno studentello che vuole rimorchiare forse non me necessariamente, ma diciamo che getta l’amo e fa leva sulla sua cultura alternativa di riferimento per far cadere nella sua trappola le sue prede, mmm ci stai quasi riuscendo!  Manca solo che tiri dal cilindro il nome di una band indie rock che conoscono in tre e mi dici che hai visto Querelle de Brest e sono tutta tua.

Dopo due mesi ricordava ancora il suo profumo, aveva messo del tempo ad andar via dalla sua patata, il suo profumo, confuso con i gelsomini di quel giardino e di quella sera.

-Sei stata con un ventenne alla camporella”, rimurginava a lavoro, mangiucchiandosi l’ultimo pezzetto di unghia che le era rimasto.

In quell’occasione non fecero molto, si trattava comunque di un luogo all’aperto, anche se non si risparmiarono delle tenere effusioni orali en pleine air e lui fu molto paziente e dolce, e lei? Lei si lasciò andare fin troppo, gli anni in più remavano dalla sua parte e lei da questa avventura non poteva che prendersi il meglio del meglio. Ebbe un classico climax da cunnilingus, ma questa volta era diverso a Roma doveva dargli di più. Gli aveva promesso il culo. Ebbene si, nel senso letterale del termine. Fiamma non aveva mai praticato prima d’ora il sesso anale e la cosa le metteva un po’ di apprensione.

”Dai il culo ad un ventenne?” Ma ti rendi conto?”
“Ne ha ventitrè, Carola, e poi sono cazzi miei”

“Sì sì ok, ma perché lui e non il tuo ex marito? O gli altri ancora prima spiegami!”

“Perché non mi piacevano fino a questo punto, con lui sento di potermi spingere più in là, fino ad averlo dentro di me, in un’altra parte di me.”

La conversazione con la sua amica aveva contribuito ancora di più a dare la sua coscienza in pasto ai sensi di colpa, tutto questo prima ancora che il suo deretano fosse compromesso!

“Ho casa libera, così stiamo più comodi e raccolti”

“Per fortuna! L’altra volta sul prato mi sono sbucciata le ginocchia, mentre mi leccavi la patata lo sai?”

“E il tuo bellissimo culo, non dimenticarlo, mentre parlava le afferrò il mento: “Il buco del tuo culo sarà solo mio!”

Dolcemente gli tolse le mani dal viso, lo guardò fisso negli occhi, ardenti di desiderio, sentì un delizioso tormento al basso ventre, lasciò che le sue dita sfiorassero le sue labbra, cominciò a succhiargli un dito, lui la guardò estasiato, lentamente le sbottonò la camicetta, la aprì velocemente tirò fuori i suoi seni, li baciò avidamente, li prese a piene mani, strinse così forte i capezzoli, che fiamma ebbe un sussulto.

“Piano, con calma”

“Scusa, scusa ma non mi controllo, non riesco a credere che sei qui, devo fare il pieno di te, devo prenderti in tutti i modi che conosco,voglio stare dentro di te e non uscire più, posso?”Le succhiò i capezzoli con tale energia, che le fitte al basso ventre si intensificarono sempre di più.

“Sei parecchio sensibile” , annuisce compiaciuto e soddisfatto,

Mentre continuava ad insinuarsi tra i suoi seni, la sua mano scese giù su di lui fino a sbottonargli i pantaloni e a tirargli fuori il suo membro: duro, caldo, umidiccio, pronto. A Fiamma non le era mai piaciuto guardare il cazzo degli uomini, l’aveva sempre trovato troppo teatrale, vistoso, uno strumento di godimento scontato, facile da usare. Fiamma aveva sempre goduto, e non perché ci sapessero fare, o l’avessero lungo, ma solo perché lei conosceva a fondo la mappa dell’isola del suo tesoro! bastava dire: “Tocca qui, lecca qui, muoviti così su quel punto” e lei veniva, sempre.

Non nega che a volte sia stato un problema; qualche suo ex ha perfino insinuato che fosse una potenziale ninfomane solo perché godeva, per Fiamma era una cosa così facile, naturale, pura. Sì, si era sempre lasciata andare parecchio, e questa cosa non era andata a genio a qualcuno, forse per gelosia o forse perché credeva che le stesse sensazioni/ emozioni che provava con quel “lui di turno” potesse averle facilmente con un altro.  Agli uomini piaceva avere l’esclusiva. Che stupidi! Gli staccò il seno dalla bocca, lo fece sedere su una sedia, erano talmente presi da non accorgersi di stare ancora sull’uscio dell’ ingresso. Fiamma allora lo fece accomodare, gli abbassò i pantaloni fino alle caviglie, gli abbassò i boxer, senza parlare e senza mai distogliere lo sguardo dai suoi occhi. Gli disse in silenzio di contarli tutti, ad uno, ad uno i loro dodici anni di differenza, perché ogni anno rappresentava un avanzamento “di carriera” delle sue arti amatorie e lui adesso ne stava solo beneficiando!

-Cosa fai?

-Lo voglio nella mia bocca, voglio assaggiare il suo sapore, voglio gustarlo.

Diego ansima pesantemente, chiude gli occhi e volge lo sguardo al soffitto, Fiamma è tra le sue gambe, i suoi capelli sono aggrovigliati tra le sue dita, li tiene forte non la lascia andare, vuole lambirlo in modo diverso, ma lui glielo impedisce spingendoglielo fino in gola, senza lasciarle il tempo di respirare.

Fiamma lo lasciò fare.

-II suono di te che stai per affogarti, mi manda in visibilio”.

Ha un conato, le prese dolcemente il viso tra le mani e la baciò ansimando, ebbe un brivido lungo la schiena, fece cadere un pò della sua saliva sopra, se lo rimise in bocca, si aiutò con la mano, lo leccò, lui le afferrò nuovamente i capelli. Gli fece sentire delicatamente i denti, aveva un profumo intenso, da maschio ancora acerbo, pulito, incontaminato”, continuò ancora con la lingua, con i denti, con la mano, le tirò un pò i capelli e Fiamma assaporò il caldo liquido iridescente scenderle in gola.

Diego la portò in camera sua, Fiamma notò poster manga e hentai appesi alle pareti, alcune foto e soprattutto un piccolissimo letto con un gigantesco plaid, timido cenno alla sua fede giallo rossa!”

-Avvicinati e girati

Si stese sul letto, lasciando la testa penzoloni fuori, le accarezzò l’interno del ginocchio sinistro, le alzò la minigonna di jeans.Si sedette sulla sua faccia, la sua bocca lì, che leccava. Adorava quando gliela leccavano, riusciva a lasciarsi andare completamente e senza troppi fronzoli e inibizioni”. Diego continuò senza fermarsi, le sue gambe iniziarono già a tremare, era una sensazione meravigliosa avere,lì, un uomo alla sua mercé, non si trattava di un gioco di poteri, non si trattava di dominare, di prevaricare, era solo libidine, era gola, era desiderio, era vizio, era ardore. A queste poche parole, Fiamma gli dette la sua resa, e venne mantenendogli la testa. Era stordita, non riesciva ad aprire gli occhi, aveva la vista annebbiata, lui stava ancora lì, si spostò  mollemente verso l’interno coscia, la bacia dolcemente, le diede il tempo di riprendersi. Diego stette lì non si mosse, le disse queste cose roventi con i denti affondati nella sua patata, era una visione troppo spinta,  Fiamma si tolse velocemente.

A tavola non parlarno, erano troppo imbarazzati, e il rumore del cibo nelle loro bocche era assordante, misero tutto in ordine, Diego la  fissò arrabbiato, cupo, plastificato, non poté fare a meno di metterla a disagio, Fiamma era intenta a mettere i piatti in lavastoviglie, lui la afferrò per i fianchi, la fece piegare sul piano della cucina, le alzò la gonna, era lì, nuda, esposta con solo la camicetta che le copriva di poco il sedere. Le gambe di lei tremarono, come se stesse perdendo l’equilibrio, la baciò voracemente, quasi prendendola a morsi. Fiamma sentì un rigolo della sua saliva sulla sua guancia, con i denti morse la sua spalla, lei lanciò un urlo. Si stava avvicinando lo sentiva, le tirò i capezzoli, ma non la stava toccando, Fiamma stava semplicemente godendo, senza sapere come, perché gli piaceva, gli piaceva da morire e sentì qualcosa di caldo scendere dalle sue cosce.

viviennelanuit©

Visita http://www.viviennelanuit.it/2015/07/10/una-giornata-particolare/ ‎ per leggere tutto il racconto

Immagine: David Hemmings and Vanessa Redgrave, Blow-Up, Michelangelo Antonioni, GB, Italia, Stati Uniti 1966.

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