SESSANTA RINTOCCHI

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A Capodanno può accadere tutto o niente, cose vecchie e nuove che si intrecciano o scambiano, ore, quelle del 31, che mettono sempre un po’di malinconia, come Ferragosto e la Befana giornate di chiusura e di apertura, Fiamma non le aveva mai capite! Da quelle giornate non bisognava aspettarsi nulla di buono. Il cenone procedeva bene, c’era una bella tavola imbandita, i parenti bofonchiavano sulla crisi e i suoi disastri, e Fiamma non vedeva l’ora che scoccasse la mezzanotte per fuggire via. Il veglione era a casa di Francesca, una sua vecchia compagna di scuola, una ragazza fiera e bruttina, che nascondeva le sue “marachelle sessuali” con la solita e insopportabile velina del perbenismo! Roba da farci il callo a persone come lei! Roba da tenerle alla larga persone come lei! Dopo il ritualissimo e fastidiosissimo meno dieci, nove e otto, era già sotto la doccia, un bagnoschiuma con note di sandalo le scivolava sul corpo bagnato, i capelli erano di seta sotto il getto dell’acqua, e quella stessa acqua gocciolava dai suoi capezzoli turgidi e dai suoi seni morbidi, come rugiada di primo mattino da una grondaia. L’accappatoio caldo del termosifone la riscaldava e un bel tepore la avvolgeva tutta, prese una delle sue creme preferite, atmosfere esotiche stavano, ora, per spalmarsi sulla sua pelle.

Il telefono squillò di colpo. Era un messaggio.

-Ci vediamo all’ una e mezza in piazza della Repubblica, n°8 scala b, porta il rum.-

Il rum, già, dopo la sua ultima esperienza con lui, Fiamma aveva deciso di troncare di netto la loro relazione. L’estate scorsa l’aveva tradita con la pera, provocando il suo collasso etilico. Esperienza da non bissare quindi! Fiamma lavorava in un pub a quel tempo e aveva conosciuto Robi. Robi era un bassista, alto 1.83, fissato con il grunge e i Sonic Youth. Aveva ventisette anni, lei diciannove. Fiamma non ricordò di avergli parlato del veglione a casa di Frà, e pensò che quel trentuno dicembre, forse serbava qualcosa di bello e inaspettato, forse Fiamma poteva fidarsi di quella giornata!

Il buio della notte sembrava grigio, non nero, e le stelle rinnovavano quell’anno nuovo di una luce brillante, dove la luna piena, non interpretava il ruolo da protagonista per una volta! Pronta! Aveva deciso di essere spudorata quella sera, Louboutin, gonna a tubino, beh, forse aveva mangiato un po’ troppo! Il bustier di pizzo, non le andava proprio a pennello… ma sti cazzi! Si sciolse capelli, e si avvicinò allo specchio per mettersi il rossetto. Salutò tutti, e scese in garage a prendere l’auto, una vecchia Citroën del 1985, i nonni l’avevano data a lei, o meglio se l’erano scrollata di dosso, era un catorcio con quattro ruote! Ma era fedele e la portava dove voleva. Vestita in quel modo, certo, si  sarebbe vista in un’auto un tantino più lussuosa, ma il binomio donne e motori su di lei non funzionava! Avrebbe potuto guidare anche un calesse in quel momento e non se ne sarebbe accorta, del resto! All’ultimo semaforo, prima dello svincolo per la piazza Mr Louboutin si sfilò dal suo o piede, facendola accelerare di colpo, tamponando la macchina davanti. Fortuna che il ragazzo che scese era carino, e, Fiamma dovette confessare il suo peccato, gli diede il numero, altrimenti avrebbe passato un brutto capodanno, ma questa è un’altra storia! Fiamma arrivò “sanissima e quasi salva”, sotto il palazzo.

“Beh, che coincidenza, passavo di qui”.

Era Roberto, appoggiato in stile Fonzie happy days alla macchina.

-C’è una festa su un bateau a mare, ti va di venire?-
-Hey Roby, ma che ci fai qui, come mai non suoni?-
-Allora, andiamo?-
-Non posso, sto qui da Francesca, se vuoi puoi salire!-
-Ok-
-Ah scusa, sei molto carina-
-Tanto lo so che mi stai guardando il culo, cerca di essere solo meno esplicito, ma apprezzo il tuo seguire il copione dei complimenti, bravo! –
-Per lo meno non tocco nulla-

Da Franci c’era un mobile bar aperto che non finiva più, il solo intravedere il sig. Rum le provocò un conato. Non c’era mai stato nulla tra di loro, ma Fiamma percepiva una certa elettricità e quando una donna sente quell’adrenalina può fare qualsiasi cosa.

L’adrenalina, l’elettricità…il desiderio, tutti elementi che Fiamma conosceva bene. Aveva tante sensazioni racchiuse nel suo corpo, tante emozioni che il suo cervello provava, ma era come fossero imprigionate, il solo guardare Robi riusciva a fargliele “organizzare” in un energia ponderosa e vibrante. Fiamma temeva quel potere.

Entrarono in casa, luci soffuse, musica techno sparata a mille, qualche cannetta qua e là, gente conosciuta di vista e non, la ammicava con piccoli saluti. Robi si guardava intorno, lui era più grande e quell’orda di ragazzini lo facevano sorridere evidentemente, perché guardava Fiamma con aria compiaciuta e bonaria e lei tentava a tutti i costi di nascondere il fatto che avesse diciannove anni!

-A abbona, lo vuoi questo?-
Oh cazzo! Bisbigliò tra i denti. Era Luca, gli aveva fatto un pompino in terzo liceo, e non se l’era più scordato! Si stava avvicinando minaccioso e barcollante  con un bicchiere in mano.

-No grazie, ma come stai?-

-Tutto bene, sto a economia, ma non mi va di studiare-

-Io a Lettere, ah scusa, lui è Robi, un mio amico-
-Piacere Luca, mi raccomando fatti fare un bel lavoro di bocca, lo fa in modo superbo, però tu prima gliela devi leccare fino a farla venire altrimenti non te lo succhia-

Robi scoppiò a ridere, Luca era ubriaco fradicio e Fiamma poté solo urlargli un fragoroso: “vaffanculo”.

Ecco bene, brava bis, ora Robi penserà che sono una mignotta. Pensò sorridendogli in modo nervoso, con il cuore che pulsava a mille.

-Sei una donna bellissima Fiamma, voglio che tu pensi solo questo adesso, era solo un coglione ubriaco, lascialo perdere-

Fiamma aveva la sua vocina interiore che parlava con Robi: -Ma era vero, era tutto vero, e quella volta mi piacque da morire, perché lui questo non te l’ha detto ma la leccava alla perfezione-Avrebbe voluto dirgli questo, Fiamma, e invece faceva la parte della timorata di Dio, mostrando solo costernazione per ciò che aveva detto Luca. Parole che invece la presero dritte al basso ventre. Dopo questo inizio serata un pò, burrascoso. Robi la accompagnò in veranda, l’aria era fredda all’esterno, ma non si percepiva, erano al riparo e sembrava di stare in una grande serra. Robi mi mette una mano sul seno e mi guarda immediatamente negli occhi per vedere la mia reazione. Faccio una smorfia di disappunto.

-Scusami, non volevo e che stasera non voglio restare solo, senza una donna-
-Anche io, non voglio restare da sola, senza un uomo, e mi secca, mi secca d amorire, fare la parte di quella che sta sulle sue e che non ti desidera! Ma ho paura, ho paura, ho paura che mi giudichi, come una che la dà con facilità, non come una donna che ti desidera, perché sei bello e gentile!-

Roberto le baciò  i seni, con un andamento al contrario, risalendo da sotto, dedicandosi al sottoseno e andando per cerchi concentrici lasciando stare per ora il capezzolo. Fiamma sentì che era sempre più bagnata, gli porse adesso i capezzoli tra le labbra.

-Voglio la tua bocca!-

Robi si negò ancora, bloccandola nel suo movimento di bacino a gambe strette e dopo un pochino cedette infilando la mano sotto la gonna, dentro. Robi sentì la sua fica liscia morbida, la aprì piano. Fiamma era stordita da tanta veemenza, era come se la sua eccitazione corresse da sola, pulsava.

-Robi aspetta-

Fiamma si accorse di Luca nella penombra, proprio lì, sul ciglio della veranda, che stava per avvicinarsi.

La veranda, sembrava protendersi a strapiombo su una città invisibile, percepibile solo attraverso un miraggio, e l’aria pungente di freddo e Natale che si respirava da lassù ti apriva i polmoni. Sembrava una vecchia matrona che mostrava i suoi seni grandi, accoglienti, rassicuranti, e che con il suo fare materno cullava i suoi amanti. A quante cose assomigliava quella veranda! Fiamma si concedeva molto spesso questi pensieri assurdi e fu distratta solo dalla voce di Luca.

-Ti sto osservando da un pò, te ne stai avvinghiata a lui nel tuo abitino nero in bustier-

Luca aveva una voce diversa, non sembrava più ubriaco, passeggiava distrattamente lì, sul pavimento sospeso di quella veranda, Robi lo guardava sospettoso ma anche consapevole di ciò che stava per accadere. Gli si avvicinò da dietro, Fiamma sentiva il suo respiro sul collo.

-Ti va di fare una cosa a tre?-

Le chiese Robi leccandole i lobi dell’orecchio. Luca lo guardò compiaciuto e soddisfatto della domanda.

-Cavolo la delicatezza di un elefante! Potevi dirmelo in un modo più romantico? Dopotutto siamo qui per darci piacere a vicenda, ma forse a te piace nel modo sconcio eh? Devi entrare nel loop della mignotta altrimenti non ti si alza?-

Gli disse Fiamma infastidita.

Robi si mise improvvisamente in ginocchio, implorando il suo perdono per i suoi modi barbari. Luca guardava solo, non diceva nulla, non interveniva, la sua presenza si percepiva solo per via del fumo che usciva dalla bocca a causa del freddo. Effettivamente in quella veranda, Fiamma, provava un freddo-caldo, come quando faceva jogging in una giornata invernale e il suo viso le si faceva rosso, e toccandosi le guance però, le scopriva fredde e sudate. Fiamma sapeva, sapeva, sapeva tutto. Ma adesso non sapeva proprio un bel niente! Certo la cosa era proibita! La fatica, tutto al più, stava solo nel saperla “allacciare” al suo piacere, connetterla ai suoi sensi per raggiungere quello stato di plateau facilmente, consapevole che dopo sarebbe stata una passeggiata!

A questo pensiero, Fiamma si staccò di colpo dal suo corpo pronto, eccitato e desideroso, in silenzio prese la mano di Robi, mentre si rese conto, con la coda dell’occhio, che Luca stava spegnendo la sigaretta e in un silenzio da corteo funebre, con movimenti lentissimi li seguì. Dicono che in un ménage à trois perfetto non dovrebbe esserci gerarchia, certo chi vuole essere idolatrato e vezzeggiato è meglio che pratichi l’onanismo in solitaria, ma quando si fa del sesso a tre, esistono anche delle regole ben precise: è fondamentele essere dolci, rassicuranti e intelligenti!

Fiamma aveva i recettori del desiderio sballati, tutto era amplificato, una mano che magari avrebbe voluto esplorasse quel luogo, ora era lì, qualcosa che avrebbe voluto nella sua bocca ora stava lì e le dita, venti in totale ora erano tutte per lei. L’idea era rovente e le infiammava la pelle, la carne; gli occhi le bruciavano e le labbra erano attorcigliate in cerca di desiderio. La verità è che Robi le piaceva di più di Luca e ad ogni suo tocco sentiva una fremito, cercava il suo sguardo e la sua voce.

-Sei sicura? Te la senti? Non voglio costringerti? Questa è una cosa bella, è amore, è lussuria è vita prorompente, se lo facciamo non devi avere rimpianti, non devi sentirti una mignotta, sei una donna, che vuole essere amata, una femmina, che vuole pienezza, cerca di guardare sempre me, ok?-

Luca restò in silenzio. Fiamma ricordò di colpo, il primo giorno che lo vide a scuola: biondino, lentiggini, ascoltava i Megadeth con il walkman. Un giorno le disse che del mondo femminile, lui non voleva sapere nulla, che sì, gliela aveva leccata, adorata fino all’orgasmo, ma che dei suoi meccanismi non voleva conoscerne gli ingranaggi. Solo fellatio e cunnilingus, questi erano i loro incontri, amplessi orali, pulsazioni percepite sulle labbra, ma contrazioni che ,ahimé. lambivano il vuoto! Non le toccava mai i seni, non la baciava, gliela leccava soltanto, punto! Fiamma credeva, che quel modo di dare piacere fosse l’unico concessole, ma era destinata a sbagliarsi molto presto!

Casa di Franci era diventata una bisca clandestina da un lato, e un rave dall’altro, era talmente stordita da percepire solo bisbigli e non perché avesse bevuto, ma la situazione “particolare” la portava a calpestare il pavimento come fosse stato di gomma plastica. Ebbe ancora un flash della sua relazione con Luca. Si ricordò di quel ponte del venticinque aprile, Luca venne a prenderla col motorino, la meta era casa sua.

– Finalmente aveva deciso di fare l’amore con una donna! – Le sussurrò Esserino, mentre il vento le scivolava tra i capelli.

– Non sarà che mi reputa un maschiaccio, non sarà forse che mi reputa poco sexy o poco femminile? Ma chi se ne frega, le sensazioni che mi fa provare, le vibrazioni che mi induce, l’orgasmo che mi provoca, cancellano tutte queste insicurezze e poi la nostra è una relazione “tromba amica” quindi sono nella situazione ottimale per non avere complessi! – Capito Esserino-grillo-parlante-del-cavolo-che-mi-giudichi-sempre-come-una-troietta e che vivi in pianta stabile nel mio orecchio? Ma ancora pensieri e riflessioni tormentavano Fiamma.

Luca aveva la capacità di guardarla e farla bagnare all’istante, aveva la capacità di parlarle e provocarle sussulti allo stesso tempo, proprio lì, tra le cosce! Luca si avvicinò e la annusò, e la toccò, perché lui conosceva tutte le combinazioni, tutti i codici, tutte le chiavi d’ingresso.

Non sapeva praticamente nulla di lui, eccetto che l’anno che si incontrarono, lui era impegnato con la Maturità, che gli piaceva l’heavy metal, Gandhi e forse i ragazzi. Luca le diceva sempre che con lei si sentiva bene, libero, tranquillo, rilassato che sentiva come il bisogno di dirle tutto, qualsiasi cosa, ma come poteva Fiamma, sedicenne hippie, rockettara e confusa avere questi poteri su un uomo, a metà o quasi?

– Capacità di ascolto si chiama! –

– Grazie Esserino! –

Prima di fare l’amore quel pomeriggio le parlò del padre che tradiva sistematicamente la madre, le parlò degli psicofarmaci della madre, del menefreghismo del fratello e sul far finta di niente della famiglia, che continuava la vita come se nulla fosse, guardando i problemi da lontano dietro un vetro smerigliato, Luca riusciva anche ad intravederli dietro il vetro, ma loro pur accorgendosi di lui guardavano dall’altra parte. Pianse Luca, come un bambino, fu il primo uomo che Fiamma vide piangere in vita sua. Quel pomeriggio, lo tenne stretto al petto, lo cullò tra le sue braccia, come quella veranda-matrona che adesso a distanza di qualche anno li aveva fatti rincontrare. Forse gli disse che gli sarebbe stata sempre vicino e che non lo avrebbe mai lasciato…forse. Fiamma non riuscì  a venire quel pomeriggio, forse parlò troppo di lui, del suo mondo e dei suoi problemi.  Luca se ne accorse, e non le disse nulla. La riaccompagnò a casa e come al solito senza baciarla.

Il veglione continuava tra balli, alcol e fumo.

“Ehi, ma che brava… te li porti tutti e due?”
“Bel colpo vero? Due in una serata, adesso andiamo di là e scopiamo tutti e tre in camera dei tuoi?”.

Era davvero fradicia per comprendere quello che Fiamma le stesse dicendo e la lasciò con l’eco di una risata felliniana. Agghiacciante.

Ci sono donne che sanno accogliere il piacere ed altre che lo guardano, voyeur eterne di un desiderio represso e tumulato chissà dove. Quelle donne non potranno mai capire. Pena e tenerezza infondono in Fiamma donne di questo tipo. Prigioniere chissà di chi, forse del “Sig. Peccato” e del “Sig. Pregiudizio”, che le aveva rinchiuse nelle segrete di “Madame Morale”. “Beh mica male, come situazione! Pensò. Mentre la sorrideva e le diceva: stronza tra i denti!

La verità e che Fiamma li desiderava entrambi quella sera, sì, era più concentrata su Robi, ma se Luca rappresentava la miccia della sua eccitazione, Robi ne era il plateau, la discesa repentina e violenta verso il godimento, la liberazione estatica.

Fiamma sentiva tutti gli odori, tutti gli umori, la sua pelle era ricettiva come non mai. Robi le stava vicino, la guidava verso la stanza alla fine del corridoio, lei davanti, lui dietro. Con una mano, Fiamma lo cercava, era lusingata da tanta prontezza, Robi schiacciava piano la sua testa contro la sua. Luca ci seguiva, in silenzio, quasi strisciando, fumando ancora, con un modo di fare collaudato, sicuro, comprensivo di tutti i suoi meccanismi. Luca stava già scopando in realtà.

La stanza con i parati color malva e i fiori in rilievo ci invitavano ad entrare in quel giardino, del bene e del male, la cui vegetazione, per via di quello che stavamo per fare era purpurea e malata. Vecchio e nuovo, come quell’ odore che Fiamma trovava solo nelle case dei nonni, o nelle case delle vacanze, quando le finestre si riaprivano dopo un lungo inverno. Un inverno freddo freddo. Sul comò, tutti messi in fila, sostavano miniature di profumi delle griffe più prestigiose, bottigline, che qualche anno prima uscivano da inserto a riviste patinate. Le tende erano pesanti e doppie, Fiamma non poteva rendersi conto se dietro ci fosse stata una finestra o un balcone, un vaso con sopra dipinto un pavone la guardava sospettoso.

Robi, la fece poggiare sull’enorme comò che davanti aveva un grande specchio, il suo riflesso la faceva ancora di più eccitare ed era già bagnatissima. Bagnatissima per tutti e due, ma sapeva bene che il piacere andava rallentato, raffreddato e ritardato. Poggiò le mani al grande mobile in tek e aprì le gambe, allargandole più che poteva e ondeggiava i fianchi chiamando Robi e il suo sesso. Robi, la prese da dietro per il collo, le strizzò i seni, passò la lingua nel suo orecchio destro, Fiamma avvicinò le scapole e protese il culo verso di lui, in risposta ai brividi che le provocava. Luca, se ne stava immobile, illuminato solo dalla luce di una lampada Tiffany posta in un angolo. Mentre Robi, si faceva spazio tra i capelli e la sua schiena, Fiamma cercava quell’ altro sguardo, cercava di guardare Luca, che se ne stava lì, con la sua sigaretta, avvolto nel fumo e dai colori liberty che filtravano dall’ abat jour .

Fiamma vedeva Luca e il letto, grande, accogliente e in ferro battuto, si presentava altissimo ai suoi occhi, quasi doveva arrampicarsi sopra, ma se ne stava lì buono e paziente, fiducioso che prima o poi lo avremmo affondato. Robi la gira, la fa sedere, quindi, sul comò, si inginocchia a lei. Le morde la caviglia destra, risale lungo l’interno, ritorna giù e mordicchia l’altra caviglia, Luca è sempre lì, in silenzio.

“Guardala!”.Le disse Fiamma.

Robi, ora è tra le sue gambe, gliela guarda, gliela apre.
“E’ proprio quello che voleva che le facesse”.

Gliela apre bene, e Fiamma gliela offre, impaziente e inizia a irrigidire le gambe e a contrarre i glutei. Chiama la sua bocca e la sua lingua e le sue dita. Come se stesse facendo l’appello! Ma lui sta fermo, la fissa soltanto, la sua fica.

Nel frattempo Luca spegne la sigaretta, ha un espressione cerulea, come se si stesse camuffando nella vegetazione malata di quella stanza. Malata perché la cosa che stavamo facendo era proibita. Luca sembrava un fiore morente, stanco, bisognoso di acqua e di linfa. Prese il posto di Robi, si insinuò quasi violentemente, affondò le dita nelle cosce di Fiamma, le alzò le gambe e iniziò a leccare.

Luca la conosceva bene, sapeva come fare era quasi automatico, meccanico. Mentre leccava, le mise un dito lì, nel “trou” innominabile e un altro nella sua fica. Fiamma lo avvertì in tutti e due modi, in un massaggio sincronizzato, sente il piacere che sale, deve irrigidire le gambe, i piedi. Robi la prese per il collo, si avventò a succhiarle i capezzoli, e con Luca che lecca e infila, Robi succhia. Fiamma urla in quel giardino notturno, del bene e del male. La sua voce fatta di gemiti irriconoscibili si perse in quel labirinto di passione, amore e circostanza, si perse in quel dedalo purpureo e indefinibile che è il sesso, il sesso fatto in quel modo, il sesso che esaurì di colpo la carica, quando esplose.

Il sesso che dopo il godimento Fiamma rinnegò e tenne lontano. Quel sesso a tratti sporco lo aveva consapevolmente accettato, come volutamente, si era chinata alle sue richieste, alle richieste dei suoi due amanti, consapevole di non essere stata giudicata, ma consapevole, invece, di giudicarsi. Due amanti straordinari che avevano saputo accenderla e farla sbocciare, in quella vegetazione malata.

Robi, lo tirò fuori, lo passò fra le sue cosce, lo inumidì, glielo passò intorno all’ano, un pochino premette senza forzare, poi scivolò sotto,e iniziò a penetrarla, lentamente, dicendole in continuazione, quasi come fosse una litania, quanto fosse bella, quanto fosse dolce, quanto fosse femmina.
Femmina nei suoi seni, femmina nella sua carne, femmina mentre il suo cazzo era accolto dentro di lei, femmina mentre le manteneva i seni, femmina la teneva contro di sé.

Tic tac e sessanta rintocchi e il tempo che scorreva lento, e Fiamma, su quel lettone anni cinquanta, che voleva non terminasse mai.Tic Tac.

Era seduta su Robi, accovacciata come per orinare, le mani afferravano le sue spalle possenti, il suo seno era umido della sua saliva, i capelli le cadevano sul viso, era Luca ora, che glieli scostava per vedere meglio mentre glielo succhiava. Robi le mordeva il collo, come in preda ad un raptus, la stacca da Luca prepotentemente, e le invade la bocca della sua lingua, lingua che adesso è nelle sue orecchie, mentre la sua bocca accoglie Luca, sempre più giù. Fiamma si stacca cambiano, ora il suo culo è di Luca. Luca la prese per i fianchi, era bagnatissima, basta poco per lubrificarlo, si sente spezzata in due, le gambe le tremano, il respiro le si fa affannoso. Fiamma cerca di concentrarsi verso il godimento.

“Stai bene piccola?”
Le chiese Robi, con gli occhi da lupo.

“Sì”
“Sei bellissima, lo sai?”

Robi glielo diceva in continuazione, quasi come una nenia, una dolce melodia che scorreva come il miele che colava sulle sue cosce. Cantilena palliativa ai suoi sensi di colpa.

“Piano Luca, per favore!”

Fiamma intravide allo specchio Luca stare dietro di lei, irriconoscibile, sudato, preso dal suo culo e dall’ardore, Robi di cui baciava e succhiava il membro, e fiamma che cercava di conciliare il colpi di Luca, e gli umori di Robi. Tre attori, tre ricercatori, tre che stavano per raggiungere il traguardo, ognuno con il suo metodo, con il suo personalissimo modo di tagliarlo.

“Toccami il seno Luca, ti prego, non riesco a venire se non me lo tocchi”. Fiamma lo supplicò in un’unica emissione di fiato.

Luca non si mosse, e subito Robi era sui suoi capezzoli. Fiamma chiese a Luca di fermarsi per un secondo e le adagiò il suo cazzo tra le natiche. E Luca ora era dietro e Robi era davanti a Fiamma. Una sensazione appagante, nuova, intensa, magica. Robi, si accorse della sua paura, del suo essersi “spinta oltre”, del fatto che Fiamma vedesse, ora, in quello specchio Sig. Giudizio additarla come una mignotta, del fatto che non si stesse concentrando sull’orgasmo, che si fosse irrigidita, che fosse pensierosa, catturata dalle ansie, dai sensi di colpa e dai dubbi. Fiamma era stata colta da un “blitz” del Sig. Giudizio!

“Ehi”
Robi, con tutta la dolcezza di questo mondo, le prese il viso tra le mani mentre era dentro di lei.
“E’solo amore, NOI, stiamo facendo l’amore e tu sei fantastica, hai capito?”

Luca, nel frattempo le baciava il collo, anche lui nella sua “freddezza” la tranquillizzava, e lei a poco a poco riprendeva la via del piacere. Il piacere, sì, rende egoisti, rende febbrili, impazienti. Perché? Perché annulla, perché moriamo e rinasciamo, perché lo inseguiamo in quei Campi Elisi perpetuamente beati. Siamo soli mentre veniamo, Fiamma vuole urlare, urlare i nomi di Robi e Luca, insieme, come insieme erano dentro di lei. Si aggrappò al collo di Robi, soffocando il suo grido di piacere e lussuria, di sesso e amore, di eccitazione e godimento puro, di perversione, di concupiscenza di tutto, di entrambi e del loro cazzo, avuto insieme.

Luca la lasciò baciandole lascivamente la schiena, si staccò quasi subito da lei  facendola sussultare. Stronzo! Il rumore del rubinetto le fece capire che era già in bagno. Robi stava ancora con Fiamma e la coccolava dandole tanti piccoli baci su tutto il viso, dicendole ancora: quanto fossi bella, speciale, dolce, meravigliosa.

Luca si accese una sigaretta: “Ti chiamo domani piccola” aprì la porta e andò via. Il frastuono entrò dal piano di sotto, il nuovo anno li chiamava. Fiamma e Robi abbracciati, sudati, imbarazzati, no, non erano innamorati, ma qualcosa di molto simile all’amore era successo quella notte, dalla quale Fiamma non si aspettava nulla di buono. Una dimostrazione di lei stessa, di donna, di amante. Quella notte aveva accolto dentro di lei due uomini, due piaceri, due sensazioni, una forte e prepotente, l’altra dolce e immensa. Una ambigua e devastata, l’altra consapevole e sicura. Ma no, non era amore. Era voglia di sperimentare e mettersi alla prova. Conoscenza carnale delle infinite strade al Grand O.

viviennelanuit©

Servimi, Elle Von Unwerth.

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