I COLLANT SULLA CARNE

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Vi siete mai trovate nella condizione di dover combattere contro voi stesse? Cercando di contrastare impulsi irrefrenabili, respingendo il desiderio e soffocandolo in nome di chissà quale principio generatore?

Come quel quadro di San Giorgio, ammirato un pomeriggio primaverile con Carola, alla Galleria d’ Arte. San Giorgio, che con il suo forchettone infilzava il drago; ma il sesso personificava il drago oppure il martire turco? Con quale oggetto, identità, paura e convenzione doveva combattere affinché venisse accettato? Fiamma guardava e pensava: esisteva una copulazione sacra ed una profana? Amplessi giusti o sbagliati? Era ovvio che si stesse trattando la materia in un ambiente, “safe, sane and consensual”, eppure eccolo lì: “Il Pregiudizio”, che se ne stava dietro l’angolo di piazza Morale, con una lunga vestaglia grigia che additava Fiamma e Carola e le guardava bisbigliando all’orecchio di Miss Coscienza: “Anvedi le troiette!”.

Il sesso quindi era Giano Bifronte? O monotemetico e monocolore? Che differenza passava tra il porno e l’erotismo? Cosa significava che se vedevi un cazzo era porno e se vedevi la patata bagnata attraverso le mutandine, magari,  bianche o ricamate era erotico? Era tutto giocato allora sul vedere e l’intravedere, sull’immaginario e sul realistico, sul delicato e sul brutale? Ma una donna come voleva essere? Pornografica o erotica? Piccante o porca? Quale linea di demarcazione passava da orgasmo del tipo “porcellina a pecorina” a climax da storia d’amore avviata e collaudata? E soprattutto tutte le donne conoscevano queste dinamiche così complicate?

Perché l’orgasmo era frutto dell’immaginazione o della realtà? Chiaro, non era sempre uguale, non era sempre intenso, non era sempre appagante, a volte giocava brutti scherzi, a volte, Fiamma stava lì per lì per esplodere e contorcersi, che le bastava una lieve oscillazione che, “pouf” svaniva nel nulla, lasciandole la sensazione di averla solo sfiorata.

Una donna come vuole godere? Pensava. Ci andrebbe mai in un club privè? Farebbe mai un threesome? Praticherebbe il Candaulismo? Si darebbe a pratiche 24h? Il sesso era un po’ come maneggiare un’ arma bisognava essere consapevoli di usarla fino in fondo, non ci entri in un club privè solo perché “sei curiosa” o solo “per vedere”. Ci entri perché! Punto.

Con Luca era così, una relazione sul filo del rasoio. Fiamma non credeva di aver mai incontrato un uomo così fragile e sicuro di sé, e allo stesso tempo, depravato e ambiguo, ma dopotutto le faceva trascorrere qualche ora d’aria divertente e senza complicazioni. Fiamma aveva bisogno in fondo, in fondo di uomini così. Era bello Luca, ubbidiente, dolce e con quell’ effetto sorpresa che ogni sera la stupiva, tanto da farle dimenticare perfino il suo nome, una discesa in caduta libera nell’oblio di loro stessi.

Entrambi impegnati e standardizzati, individui ordinari e annoiati, ma dopotutto cosa c’era di male a ritrovarsi seppur per un paio d’ore in quel fantastico Yin; è chiedere forse troppo dalla vita? Luca, seppur nel più perverso dei modi rispondeva alle sue “esigenze”. Trentacinquenne, alto, muscoloso, spalle larghe, uno sguardo sempre timoroso, quando parlava a volte non lo capiva, le bisbigliava sempre paroline senza senso a bassa voce, le sue mani, sempre sudaticce, sembravano quelle di un adolescente alle prime armi. Ma gli occhi verdi, i capelli scuri e quell’aria triste, avevano aperto una breccia nel cuore, anzi nel corpo di Fiamma.

-Mi piace annusare gambaletti velati color carne

Le rivelò al primo appuntamento.
-Ma li devi tenere ai piedi per qualche giorno, l’odore forte mi fa impazzire.

Fiamma non mostrò la minima reticenza, (e quando mai!) e voleva capire quel modo buffo di godere. Fece cadere la sua scarpa volutamente sotto il tavolo della vineria e gli mostrò di proposito le sue calze trasparenti di un beige iridato, dalle quali si intravedevano le unghie laccate di rosso, improvvisamente la sua voce si fece rauca.

-Rimettiti le scarpe
-Ubbidisco

La sua voce, diversa da quella del similsedicenne che le si era materializzato davanti a quella vineria del centro, adesso era sicura e le dava precisi ordini.

-Usciamo, muoviti

Fortuna che la vineria era superaffollata, e nessuno fece caso quel sabato sera d’aprile a quella porta serrata dietro la quale mugolavano loro due.

Le sfilò i jeans, rimanendo così solo con i gambaletti, si abbassò le prese voracemente una caviglia e le diede un morso, Fiamma lo respinse col piede.

-Prendilo in bocca, eccolo, succhialo e lui indifeso che elemosinava la sua comprensione e il suo alluce, con la mano entrò dal basso, delle sue mutandine nere, anche elle velate e costosissime, e iniziò a girare vorticosamente il pollice sul suo clitoride, e con due dita esplorava il suo piacere, Fiamma era bagnata e Luca in ginocchio continuava la suzione del suo alluce, Fiamma non riusciva a vedersi, si sentiva strana, ma cavolo. Doveva concentrarsi sulle sue dita.

Quella scena aveva qualcosa di plastico e coinvolgente come il quadro di San Giorgio, pensò Fiamma, distratta tra la concentrazione per arrivare all’orgasmo e l’eco del: sei una troietta, che le pareva di sentire nel suo orecchio! Ma Fiamma era in estasi. Le sue dita la accarezzavano costantemente e quel movimento man mano sempre più deciso, la portò sul quel binario tanto cercato. Il binario del piacere: finalmente! Doveva toccarla un altro pochino ed era fatta. Luca si staccò per un secondo dal piede e attaccò la sua bocca a quelle labbra. Fiamma si coprì gli occhi, e gettò  la testa all’indietro, gemendo il suo nome che divenne lunghissimo, mentre del liquido iridescente cadeva sul suo piedino.

 viviennelanuit©

 

Yoshifumi Hayashi par Mathieu Grenouilleau, Endorphine.

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