Ho detto che stiamo affondando ma lui ride e mi dice che va bene

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July da continuare

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A via dei Gelsi si camminava al buio di notte, non c’erano lampioni, non passavano macchine, le coppiette si appartavano furtive su una panchina, dietro qualche cespuglio. Percorrevo quella stradina quasi tutte le sere, dopo aver fatto la spesa. La bicicletta la sentivo pesante, perché era un po’ in salita, e le buste di certo non mi aiutavano nell’impresa, ma a piedi procedevo lentamente, respirando piano e lasciando correre solo la mia immaginazione. […]

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June II

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Con Yannick avevamo deciso di prenderci una pausa, dopo il viaggio a Salonicco avevo realizzato di quanto fosse superficiale e banale, di quanto fosse così bravo a letto, ma così vuoto, come una scatola tutta infiocchettata con dentro solo paglia, come un enorme palloncino pieno di elio, come un pensiero geniale che non trova risoluzione nel pratico. Ennesima delusione, tanto poi ci ricasco, vita permettendo. […]  http://www.viviennelanuit.it/2017/02/11/june-ii/

I have my freedom but I don’t have much time

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Vento di mare

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Ho deciso di non avere fretta, voglio prendermela con calma, senza stress. Voglio tornare a casa, togliermi le scarpe, infilarmi i vestiti più comodi del mondo e ciondolarmi sul divano blu con la mia tisana al miele, aspettando la tua chiamata, aspettando che ti fai vivo, perché dopotutto è quasi venerdì sera, e non puoi lasciarmi da sola. Ho deciso di respirare col diaframma, col metodo yoga, senza incamerare aria nello stomaco, inspirando dalle narici ed espirando dalla bocca,  c’è il tuo profumo sul divano blu, prendo un cuscino lo avvicino al viso, lo spingo contro la faccia, voglio uccidermi, o voglio baciarlo?  Lo abbraccio, inalo forte il sapore che hai lasciato sopra.

Per leggere tutto il racconto visita http://www.viviennelanuit.it/2016/04/23/i-have-my-freedom-but-i-dont-have-much-time/

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Wanna go clubbing tonight?

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Nel quartiere di Monastiraki sembrava tutto fermo, nella Sinagoga non entrava nessuno, il portone era sbarrato, eppure una tenda di lato il chiostro, sventolava in silenzio, forse qualcuno la muoveva di nascosto, senza farsi scoprire. Il baretto non sfornava più kebab e gli alberghi a ore non avevano più amanti, il mercato era diventato una gigantesta pantomima di ambulanti che mercanteggiavano spezie, formaggi di capra e baklava. Camminavo con il mio splendido vestitino azzurrino H&M appena acquistato a Kolonaki ad un prezzo ridicolo, e il vento mi alzava la gonna e mi piaceva quell’aria fresca tra le cosce, dopo una settimana di caldo torrido da pezze in fronte. Bevevo un Freddoccino, così i greci chiamavano una specie di poltiglia di caffè, gelato, acqua, ghiaccio e dato che era il tramonto, riuscivo a scorgere le luci dell’ acropoli che erano soffuse, le Cariatidi erano come manichini stilizzati, i turisti bivaccavano in…

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